Schermo nero. Sentiamo un brusio indistinto, la mdp inquadra una certa folla dentro il corridoio di quello che sembra un edificio vecchio stile. Tutti quanti sono diretti verso la stessa direzione, vestiti elegantemente. Notiamo che ci sono molti cameraman e fotografi, tutti con la propria attrezzatura. Tutti stanno chiacchierando, rendendo difficile sentire di cosa stanno parlando. La mdp inquadra un poliziotto che controlla le persone, man mano che si avvicinano ad un robusto doppio portone in legno. Ferma un cameraman e gli indica la telecamera.
POLIZIOTTO
Mi dispiace, ma non sono ammesse telecamere o macchine fotografiche, all'udienza.
CAMERAMAN
Ma io devo riprendere qualcosa per il notiziario delle sei.
POLIZIOTTO
Mi dispiace, ma è per preciso ordine del giudice.
I reporter presenti cominciano a protestare ad alta voce, mentre il poliziotto agita le braccia per farli zittire e scuote la testa in segno negativo. Vediamo una persona di spalle che si avvicina all'altro agente, indossa un giubbotto di cuoio scamosciato e dei pantaloni sportivi. Fa vedere un tesserino all'agente e quello gli dà un'occhiata sommaria.
POLIZIOTTO
Non ha con se apparecchiature fotografiche, vero?
UOMO
(di spalle)
Solo il mio block notes, agente.
Il poliziotto annuisce e lo fa passare, precipitandosi a fermare un operatore televisivo alle sue spalle.
Stacco.
Siamo all'interno di una aula di tribunale, vediamo un uomo vestito elegantemente
in piedi davanti ai dodici giurati. Seduto al banco degli imputati c'è
un giovane sui trent'anni che lo osserva con sguardo tranquillo. L'avvocato
guarda la giuria e sorride, poi si volta verso il ragazzo.
AVVOCATO
Lei, signor Correlli, di cosa si occupa?
CORRELLI
Ho una catena di supermarket e gestisco due night club.
AVVOCATO
Lei ha qualcosa a che fare con una delle seguenti attività: l'ippodromo
di San Fernando, la sala da gioco sulla Franklyn, il centro massaggi tra la
quindicesima e la Wilkins, la…
CORRELLI
Mi scusi avvocato…
L'avvocato smette di elencare e lo osserva.
CORRELLI
No, non ho nulla a che fare con quella lista. Io mi occupo solo di lavanderie
e di due nightclub.
L'avvocato annuisce soddisfatto e poi si mette a camminare per l'aula, passando davanti al giudice, un robusto uomo bianco di mezz'età. Giunto davanti al tavolo dell'avvocato avversario, si volta e guarda la giuria.
AVVOCATO
Signor Correlli, lei è stato fermato venerdì sera in una Chevrolet
nel portabagagli della quale sono state trovate delle armi. Leggo qui che si
trattava di due pistole automatiche modello Glock 20; un fucile a pompa Benelli
MI e una Derringer. Come giustifica la presenza di queste armi nel suo portabagagli?
CORRELLI
Non sono mie. Sono di una persona che si chiama William McFlea.
AVVOCCATO
Aspetti, non capisco. La macchina è sua, giusto?
CORRELLI
Si, esatto.
AVVOCATO
E per quale motivo questo signor McFlea avrebbe dovuto lasciarci delle armi?
CORRELLI
Gli avevo prestato l'auto quella sera. Avevamo un appuntamento a quattro e lui
voleva fare bella figura con la mia Chevrolet. Allora gliel'ho prestata, ma
quella sera ha bevuto troppo e allora l'ho caricato su di un taxi e ho ripreso
la mia macchina.
AVVOCATO
Capisco. Allora, ci racconti per filo e per segno come è andata la serata.
Correlli comincia a raccontare e la sua voce diventa incomprensibile, mentre la mdp si sposta tra le file del pubblico. Ci sono diversi cronisti che prendono nota su dei taccuini di quello che si sta dicendo. La mdp si ferma e inquadra l'uomo di prima. Sulle ginocchia tiene il block notes e sta disegnando la scena all'interno dell'aula di tribunale. Sul foglio riconosciamo Correlli al banco e il suo avvocato davanti che gli pone la domanda. In questo momento il disegnatore è impegnato nel ritrarre il giudice. La mdp lo inquadra: è un uomo avanti con gli anni (Clint Eastwood), il volto affilato e rugoso, porta un paio di occhiali per leggere che sono poggiati sulla punta del naso. Osserva il giudice e poi ricomincia a disegnare con la sua matita morbida. Sentiamo una voce in fondo alla fila e vediamo arrivare un uomo grasso (John Goodman), dai capelli biondi, che si fa largo tra la gente. Indossa un impermeabile sgualcito e tiene in mano un registratore portatile.
BERNIE
Permesso. Mi scusi. Permesso, scusi. Grazie.
Si lascia cadere sulla panca con un sospiro e guarda il disegnatore. Questo traccia un'ultima linea e poi lo guarda da dietro gli occhiali con fare professionale.
MICHAEL
Il tuo doppio mento sta diventando sempre più grosso, Bernie.
BERNIE
(sbuffando)
Dammi tregua, Michael, ti prego. Mia suocera è a casa mia da una settimana,
pur di non tornare a casa mangio fuori e mi devo accontentare del McDonald's.
Michael sorride e torna a guardare il processo. Bernie dà un'occhiata in giro e poi sbuffa di nuovo.
BERNIE
Santa pazienza…che buffonata di processo.
MICHAEL
(continuando a disegnare)
Non dovresti dire così. Hanno finalmente catturato il figlio di uno dei
più grossi boss mafiosi della città. E' tuo dovere di cronista
essere emozionato e soddisfatto.
BERNIE
(arricciando il naso)
Dì, mi stai prendendo per il culo? Incastrato? Per il porto d'armi? Quello
è fuori stasera con una multa di 25.000 dollari, te lo dico io. Il suo
avvocato si mangia l'accusa a colazione e la giuria come dessert.
Michael annuisce e fa la punta alla matita, lentamente, con gesti precisi. Bernie gli dà una pacca sulla spalla.
BERNIE
Guarda là.
Indica il giudice che tiene gli occhi chiusi mentre l'interrogatorio va avanti. Poi improvvisamente li riapre e si guarda intorno spaesati. Michael ridacchia divertito e riprende a fare il suo disegno. Bernie lo guarda da sopra la spalla e sorride.
BERNIE
Certo che hai un bel tratto, amico mio.
MICHAEL
Ti ringrazio…lo dici perché vuoi che ti inviti a cena?
BERNIE
(scandalizzato)
Ma figurati! (pausa) Certo che se però lo facessi saresti molto gentile.
MICHAEL
Magari potremmo andare da Pani, che ne dici?
BERNIE
Italiano?
Michael annuisce e tratteggia un ombra sul foglio.
BERNIE
Si, perché no. Qualsiasi cosa che non sia quella maledetta cucina ebraica
di mia suocera. Alle 7 per un aperitivo da Pani e poi a cena, OK?
MICHAEL
Perfetto.
Bernie si alza e Michael lo osserva perplesso.
MICHAEL
Ma non segui il processo? Dovresti scriverne un articolo o sbaglio?
BERNIE
25.000 dollari di multa, Mike. Se mi sbaglio pago la cena per tutti e due.
Fa un cenno di saluto e se ne va, facendosi di nuovo largo
tra le panchine.
Stacco.
Bernie è seduto ad un bancone che osserva pensieroso il suo bicchiere,
quando Michael arriva alle sue spalle e gli dà una pacca su quella destra.
BERNIE
Ciao, Mike.
Michael si siede e il barista si avvicina, solerte.
MICHAEL
Che hai preso?
BERNIE
Whisky, come sempre.
MICHAEL
Per me una vodka senza ghiaccio.
Il barista annuisce e gli riempie il bicchiere. In sottofondo sentiamo suonare "Take Five" e Michael canticchia il motivetto, prima di prendere il bicchiere e darci un sorso.
B
ERNIE
Allora? Com'è finito il processo?
MICHAEL
10.000 dollari di multa. Mi devi la cena.
BERNIE
(ridacchiando)
Venticinque o dieci è la stessa cosa, Michael. Questa città è
diventata uno schifo. Tutto questo paese lo è diventato. Un giornalista
serio ed onesto ormai può scrivere di qualsiasi procedimento contro i
potenti senza dover necessariamente assistere all'udienza.
MICHAEL
E allora perché continui a fare il giornalista, se non ti piace più?
BERNIE
Perché mi piace ancora. Se non mi piacesse più avrei già
mollato da un pezzo…
Michael beve ancora la sua vodka e guarda una ragazza mora seduta con una amica in fondo al bancone, avranno venticinque anni entrambe.
B
ERNIE
Questo però non toglie che questa città sia diventata una merda.
MICHAEL
No, certo.
BERNIE
Hai venduto i tuoi disegni?
MICHAEL
Si. Il tuo capo, Charlie, li ha presi al volo. Dice che è stata una vera
fortuna che io fossi sul posto, altrimenti erano senza foto.
BERNIE
(ammiccando)
Eh già…fortuna…
MICHAEL
Ormai so bene quali sono i procedimenti nei quali non fanno entrare macchine
fotografiche e telecamere. E sono in pochi quelli che ancora disegnano.
Il giornalista sorride e gli dà di gomito.
BERNIE
Coraggio, Mike…lo so che hai un contatto in tribunale che te lo dice.
Michael sorride e finisce la vodka, poi fa un gesto al barista indicandogli il bicchiere vuoto.
MICHAEL
Sai troppe cose, ficcanaso di un giornalista.
I due sorridono e Bernie solleva il suo bicchiere per brindare.
Stacco.
I due sono seduti in macchina, Bernie sta guidando lungo la strada illuminata
dai lampioni e dai fari delle altre macchine.
BERNIE
Tu come stai, Mike?
MICHAEL
(scrollando le spalle)
Sto bene.
BERNIE
Lo sai che lo sento quando racconti balle, vero?
MICHAEL
(sorride)
Lo so, lo so. E' il famoso "intuito Holden".
BERNIE
Lisa sarebbe contenta di averti da noi a cena, ogni tanto. E anche io, ovviamente.
MICHAEL
Non è che non ci voglio venire, lo sai. E' che…
BERNIE
Cosa?
MICHALE
Ogni tanto, quando sono in mezzo alla gente, mi capita di ripensarci e mi rabbuio
e mi rendo conto di essere insopportabile quando lo faccio.
BERNIE
Si, è vero, lo sei.
MICHAEL
Ecco.
BERNIE
Però ti sopportiamo volentieri lo stesso. E poi non puoi vivere la tua
vita tra la casa e le aule di tribunale, non trovi?
Michael non dice nulla per un po’. Osserva la città notturna, mentre le luci si riflettono sul finestrino.
MICHAEL
Non mi piace la cucina ebraica.
BERNIE
(sorridendo)
Nessuna giuria ti condannerebbe per questo.
I due iniziano a ridere e poi Bernie accosta con la macchina.
BERNIE
Domani sera. Costolette e purè di patate, va bene?
MICHAEL
Andrà benissimo.
Si stringono la mano e scende dalla macchina, avvicinandosi
ai gradini che lo conducono al portone di un palazzo.
Stacco.
Lo vediamo entrare dentro una casa. Accende la luce e vediamo che si tratta
di un appartamento abbastanza grande, il salotto è arredato con un gusto
leggermente retrò. Michael butta le chiavi su una credenza e si leva
la giacca, appendendola all'appendiabiti all'ingresso, accanto alla porta. Si
avvicina alla televisione e si mette a guardare in giro, la mdp inquadra il
tavolino del salotto che è coperto da diversi fogli con disegni, alcuni
abbozzati ed altri finiti. Michael ne solleva alcuni, altri vanno a finire per
terra assieme a delle matite da disegno colorate. Il disegnatore inquadra il
telecomando sotto altri fogli, vicino ad una lattina di birra vuota e lo prende.
Poi accende la TV e va in cucina a prendere qualcosa da bere. In televisione
c'è un telegiornale e un cronista sta leggendo le notizie del giorno.
Vediamo Michael in cucina, tutto pulito e ordinato, apre il frigorifero e ne
estrae una bottiglia di succo d'arancia. Intanto dalla televisione giunge la
voce del cronista.
SPEAKER
…concludendo che l'aumento dei costi di energia e benzina sono effetto della
flessione internazionale. Passiamo alla cronaca. Stasera la polizia ha tratto
in arresto Stephen J. Fincher, un cittadino all'apparenza insospettabile che,
in realtà, portava avanti una lucrosa carriera di vendita illegale di
armi. Fincher, secondo la polizia, era da anni una delle principali fonti di
contrabbando di armi nel nostro paese. L'uomo si presentava come un semplice
pensionato e conduceva una apparente vita tranquilla, passata a giocare a scacchi
ai giardini pubblici. La polizia rivela, invece, che il parco era il luogo dove
contattarlo, proprio attraverso la scacchiera. E' stato richiesto il processo
per direttissima.
Michael posa il bicchiere sul tavolino del salotto, sopra un
disegno e cambia canale, finendo sulla replica di una partita di baseball. Si
siede sulla poltrona e allunga i piedi per guardarla.
Stacco.
E' mattino e Michael sta dormendo seduto sulla poltrona, la televisione ancora
accesa mostra una tele vendita. Squilla il telefono e l'uomo si sveglia di soprassalto.
Si guarda intorno ancora confuso, poi allunga la mano verso l'apparecchio su
di un tavolino e si porta all'orecchio la cornetta.
MICHAEL
(sbadigliando)
Si?
GIUDICE
Michael? Sono Madeleine.
Vediamo il giudice Madeleine McDorman, una bella signora (Vanessa Redgrave) seduta ad una scrivania che sbircia dei documenti, mentre parla con Michael.
MICHAEL
Oh buongiorno, giudice.
Si sporge e guarda l'orologio appeso in cucina, intravedendolo attraverso la porta aperta: indica le 7.30.
MICHAEL
E' mattiniero, giudice.
GIUDICE
Lo so, Michael, ma ho una udienza alle otto e dovevo ripassare le carte. Come
stai?
MICHAEL
Non mi lamento, grazie. Lei sta bene?
GIUDICE
(divertito)
Molto bene, sì…Ascolta, hai sentito dell'arresto di Stephen Fincher?
MICHAEL
Ieri notte al telegiornale.
GIUDICE
Non saranno ammessi fotografi e cameraman. Pensavo potesse interessarti saperlo.
MICHAEL
Sì, perfetto. Grazie mille, giudice, a buon rendere.
GIUDICE
Sai che mi piace come cucini, no?
Michael sorride e poi attacca la cornetta. Si massaggi un po’ il viso e poi riprende il telefono, componendo un numero.
MICHAEL
Sì, buongiorno. Volevo sapere per che ora è prevista l'udienza
preliminare di Stephen Fincher…
Stacco. Michael è seduto su una panca di legno e si guarda intorno. L'aula di tribunale, nonostante tutto, è gremita di giornalisti e intravede un altro paio di disegnatori in azione. Fincher è un uomo maturo, i capelli brizzolati sono tagliati molto corti e porta un paio di baffetti curati. Michael lo sta ritraendo seduto al tavolo, mentre parla con il suo avvocato. L'accusa sta consultando delle carte e ogni tanto consulta l'orologio. Il disegnatore si guarda in giro e intravede Bernie che chiacchiera con una donna, in maniera fitta. Questi vede Michael a sua volta e gli fa un cenno di saluto con la mano. Michael osserva il disegno dell'aula e dà un'occhiata intorno per essere sicuro di aver disegnato tutto. Poi volta pagina e comincia a disegnare il mezzo busto delle persone che vede: Fincher, il suo avvocato, quelli dell'accusa, la guardia davanti alla porta del giudice e alcuni giurati. Improvvisamente la porta si apre e fa la sua comparsa il giudice, una donna con i capelli rossi striati di grigio. La guardia fa un passo avanti.
GUARDIA
In piedi! Presiede il giudice Madeleine McDorman!
Tutti si alzano in piedi e il giudice (Vanessa Redgrave) prende posto, pone alcuni fogli davanti a se e li guarda con attenzione, dopo essersi messa un paio di occhiali da vista.
MCDORMAN
Cosa abbiamo?
PROCURATORE
Protocollo 254638/15, lo stato del New Jersey contro Stephen Julius Fincher.
L'imputato è accusato di detenzione e vendita illegale di armi senza
licenza. Avvocati della difesa, come si dichiara il vostro cliente?
Un avvocato si alza in piedi e si schiarisce la gola.
AVVOCATO
Vostro onore, non ho avuto possibilità di consultarmi con il mio cliente
e di consigliargli una linea di condotta adeguata per il procedimento a suo
carico.
Il giudice sembra perplesso e si toglie gli occhialini da vista.
MCDORMAN
Avvocato, sa bene che non posso accettare una risposta simile.
AVVOCATO
Me ne rendo conto, signore. Ma chiederemmo comunque alla corte la clemenza di
concederci un rinvio di un'ora per poter parlare con il cliente e poterci consultare
con l'accusa.
Il giudice sospira e guarda l'avvocato della accusa.
GIUDICE
Avvocato?
PROCURATORE
Lo Stato da il suo assenso per una sospensione, vostro onore.
Il giudice prende il martelletto e lo sbatte sul tavolo.
MCDORMAN
Allora sospendiamo l'udienza, ma non potendo presenziare nella prossima ora
dovremmo rimandare a oggi pomeriggio, alle 17.00. Prego di essere puntuali e
con le idee chiare su cosa si intende fare.
I due avvocati annuiscono e ringraziano e il giudice si alza per uscire.
GUARDIA
In piedi!
Tutti quanti si alzano in piedi e il giudice esce. Michael chiude il block notes e si fa strada tra la folla, Bernie lo raggiunge immediatamente.
BERNIE
Che roba…Ascolta, aspettami alla macchinetta per il caffè, ti racconto
una cosa. Prima vado un attimo a parlare con quelli del Times, OK?
MICHAEL
Se la folla non mi schiaccia prima…
Stacco.
Michael è in piedi davanti alla macchinetta che la consulta con perplessità.
Sentiamo una voce alle sue spalle.
LAURA
Ciao Michael.
Michael si volta e vede una bella ragazza bionda (Cate Blanchett) con i capelli lunghi tenuti insieme in una crocchia da una matita. Indossa un lungo cappotto di pelle rossa e dei jeans. Gli sta sorridendo affettuosamente, lui sembra stupito di incontrarla e non sorride, sembra un po’ teso.
MICHAEL
Ciao Laura.
LAURA
Come stai?
MICHAEL
(scuote le spalle)
Ho avuto tempi peggiori, sicuramente. E ora sto lottando con la macchinetta
per il caffè.
LAURA
La macchinetta?
Michael si sporge verso i tasti per la scelta e inizia ad elencare.
MICHAEL
Semplice, cremoso, doppio zucchero. Cappuccino, scremato, panna dolce. Nero,
lungo. Italiano, dolce, con panna. Non ci si capisce più nulla, io voglio
il mio caro vecchio caffè nero come li facevano una volta in redazione.
Lei sorride e si infila una mano in tasca tirandone fuori alcune monetine. Sceglie quelle che le servono e le infila dentro la macchina. Poi preme un tasto e sentiamo che la macchina si mette in funzione. Dopo qualche secondo tira fuori il bicchiere e lo porge al disegnatore.
LAURA
Provalo…
Michael lo assaggia e fa una smorfia.
MICHAEL
Fa schifo. Sembra davvero quello della redazione.
Lei sorride ancora e si guarda alle spalle. Poi torna a guardare Michael.
LAURA
Non ho più avuto tue notizie dopo che…e un po’ mi dispiace.
MICHAEL
Capisco. Ma sai, Laura, non mi sento ancora in grado di affrontare una bella
chiacchierata come se nulla fosse successo.
LAURA
Allora dovremmo farne una per parlare di quello che è successo.
MICHAEL
Si. Certo. Prima o poi.
Lei annuisce e si guarda la punta degli stivaletti, in silenzio. Lui beve un altro sorso di caffè e fa una smorfia disgustata, poi si schiarisce la voce.
MICHAEL
Come va il tuo lavoro nella polizia?
LAURA
Bene. Suppongo tu fossi qui per Fincher.
MICHAEL
Si, esatto. Te ne occupi tu?
LAURA
Si, ho condotto io le indagini.
MICHAEL
Deve essere stato un bel colpo. I miei complimenti.
Lei sorride e sentiamo un uomo che la chiama dal fondo del corridoio.
LAURA
Ora devo andare, Michael. Mi ha fatto piacere rivederti.
MICHAEL
Si, anche a me…
LAURA
(sorridendo)
Bugiardo.
Lei allunga la mano e lui per un attimo rimane imbambolato. Poi si sbriga a stringerla, rovesciando un po’ di caffè dalla tazza.
MICHAEL
Porca…
LAURA
Chiamami. Per favore.
Si volta e si allontana. Michael la guarda andare via e poi si porta la tazza alle labbra. Quando sta per bere arriccia il naso e la getta dentro il bidone dei rifiuti.
BERNIE
Ehi Mike!
Arriva il giornalista tutto trafelato e gli sorride.
MICHAEL
Come va, Bernie?
BERNIE
Sbaglio o ho incrociato Laura, mentre venivo qui?
MICHAEL
Non ti sbagli. E' lei che si occupa del caso.
BERNIE
Ah capisco. Avete parlato?
MICHAEL
Si, ma è meglio lasciar perdere. Cosa volevi dirmi?
BERNIE
Allora, ho chiacchierato con un po’ di colleghi e ho allungato qualche verdone
ai miei contatti nella polizia…Questo Fincher è una specie di maniaco
militare, aveva anche fondato un gruppo militarista per la difesa della nazione,
pensa un po’. Lo ha chiamato "Patrioti per la libertà".
MICHAEL
(sarcastico)
Originale.
BERNIE
Esattamente. Comunque, in casa sua hanno trovato un arsenale da far paura, compresi
alcuni lanciarazzi e dei missili anticarro. Inoltre, e questa è una notizia
riservata, pare che fosse intento a organizzare un attentato dimostrativo contro
un qualche bersaglio pubblico.
Michael aggrotta la fronte e guarda l'amico dubbioso.
MICHAEL
Ma non era un patriota?
BERNIE
Così si dichiarava. Ma l'attentato non era contro ambasciate americane,
ma quelle di qualche altro paese.
MICHAEL
E quale?
BERNIE
Non lo so, ancora non sono riusciti a farglielo dire. Pare che da quando l'hanno
preso, l'abbiano interrogato incessantemente…
MICHAEL
Senza la presenza dell'avvocato? Sono impazziti?
BERNIE
E qui viene la seconda notizia. Pare che il suo avvocato fosse presente e che
siano state avviate delle trattative per uno sconto della pena, solo che non
hanno fatto in tempo a decidersi. Per questo oggi non hanno fatto una dichiarazione.
Michael si siede sulla panca di legno e guarda Bernie pensieroso. L'amico sorride estasiato e si mette a sedere accanto a lui, tira fuori un fazzoletto dalla tasca e si asciuga la fronte.
MICHAEL
Hanno avuto almeno quattordici ore di tempo dal momento dell'arresto. Togliendo
le prime quattro ore di ricerca dati su di lui e togliendone un'altra che avranno
usato per decidere come comportarsi in aula oggi, fanno nove ore di interrogatorio.
BERNIE
Esattamente. Se ancora non hanno raggiunto un accordo questo significa solo
una cosa: il buon Fincher deve sapere delle cose che scottano e che possono
incasinare qualcuno in alto. Molto in alto. Ragion per cui starà pensando
di pararsi il culo trattando con la polizia.
MICHAEL
Chi potrebbe tirare in mezzo? Forse qualche governatore che ha a che fare con
il suo gruppo para militare?
BERNIE
Come minimo, Mike. Dio, quanto amo questo lavoro!
Sorride contento come un bambino e poi sembra che gli venga in mente un'altra cosa.
BERNIE
Ora, visto che questo caso sta per diventare un vero scoop penso che i tuoi
disegni potrebbero essere la manna dal cielo. Ho parlato al telefono con Charlie
e ti propone una esclusiva su tutti i ritratti delle udienze, a partire da quelli
fatti oggi.
MICHAEL
Certo, se la paga è buona…
BERNIE
Di quella non ti preoccupare. Farò in modo che sia ottima. Posso vederli?
Michael gli passa il block notes e Bernie lo guarda con un certo interesse. Vediamo il disegno dell'aula nel suo insieme e i mezzi busti delle persone presenti. Bernie li guarda incuriosito e distanza leggermente i fogli per prenderne l'immagine d'insieme.
MICHAEL
Pensi che non vadano bene?
BERNIE
Saranno perfetti…solo che c'è qualcosa di familiare…Sarà l'aula…o
il giudice…
Scuote la testa e si alza in piedi.
BERNIE
Allora, li porto subito in redazione. Te li rifaccio avere in serata, va bene?
MICHAEL
(alzandosi)
Perfetto. Ti chiamo più tardi e mi dici qualcosa sull'esclusiva, OK?
BERNIE
Certamente, vecchio mio. A dopo.
Stacco.
Michael è seduto in un bar che beve una birra mentre legge il giornale.
Su di uno schermo viene mostrata una partita di football e alcuni avventori
sono impegnati a fare il tifo. Improvvisamente il barista, un giovane robusto,
si avvicina.
BARISTA
Michael? C'è Bernie al telefono per te.
MICHAEL
Ah grazie Ed…
Il barista gli porge la cornetta di un cordless e lui la prende subito.
MICHAEL
Bernie, ciao. Mi sono dimenticato di chiamarti, ma stavo…
BERNIE
Nessun problema, Mike. Ho una cattiva notizia, però.
MICHAEL
I disegni non sono piaciuti?
BERNIE
No, no, lo sai che la tua roba qui ha sempre un discreto successo. Solo che
non possiamo più offrirti la collaborazione esclusiva. Stephen Fincher
è morto.
La mdp stringe sul volto di Michael che si toglie gli occhiali da lettura e li posa sul bancone.
MICHAEL
Come?
BERNIE
Esattamente. Si è impiccato nella sua cella con la cintura, prima dell'incontro
con gli avvocati.
MICHAEL
La cintura?
BERNIE
Visto che stava collaborando pare non abbiano ritenuto necessario togliergliela,
quei genialoidi.
MICHAEL
E ora?
BERNIE
E ora nulla. Indagherò sulla faccenda ancora per qualche giorno, cercando
di trovare qualcosa di gustoso, ma andrò a sbattere contro mura di "no
comment" e di rapporti confidenziali e di segreti professionali e chissà
cos'altro e allora dovrò rinunciare. La frustrazione è una delle
caratteristiche principali di questo lavoro, purtroppo.
MICHAEL
Mi dispiace davvero, Bernie.
BERNIE
Bernard Holden sa come prendere le delusioni. Ne parleremo stasera a cena, via.
Ho convinto mia moglie ad andarsene al cinema con mia suocera, quindi potrò
godermi casa mia per la prima volta dopo una settimana. Alle nove, va bene?
MICHAEL
Perfetto.
Stacco. Bernie e Michael sono seduti al tavolo, davanti a loro i resti della cena. Su di un grosso piatto vediamo ancora qualche costoletta, mentre una bottiglia di vino vuota torreggia in mezzo alla tavola. Michael si sta pulendo le dita con un fazzoletto di stoffa, mentre Bernie ingurgita l'ultima forchettata di purè.
BERNIE
Cosa ti ha detto Laura?
MICHAEL
Niente di che. Credo volesse parlare, ma io non ho voluto.
Bernie si alza in piedi e si avvicina al frigorifero, aprendo lo sportello.
BERNIE
Vuoi una birra?
MICHAEL
Si, grazie.
Il giornalista torna al tavolo con due lattine e ne porge una all'amico.
BERNIE
Sai, devo dirti una cosa che forse non ti farà piacere.
Michael beve un sorso di birra e poi lo guarda in attesa.
BERNIE
Quello che è successo è una disgrazia e la cosa mi dispiace. Ma
non riesco a considerare Laura colpevole.
MICHAEL
Già. Lo capisco.
BERNIE
Tuo figlio la amava, ma se lei non amava lui quel matrimonio che senso aveva?
MICHAEL
Lo so. Ma tu non hai mai visto gli occhi di Donald quando mi parlava di lei.
Si illuminavano e lui faceva grandi progetti… Non è mai stato una persona
ambiziosa, lo sai. Eppure quello che provava per lei lo aveva cambiato e reso
più…non lo so…più uomo, ecco.
Bernie annuisce e beve della birra, allungando una mano verso una costoletta.
MICHAEL
Poi lei lo ha lasciato e lui si è spento. Fino a quando quell'incidente
d'auto non me l'ha portato via.
BERNIE
La ritieni colpevole?
Michael beve ancora della birra e poi guarda la lattina pensieroso.
MICHAEL
Una volta. Forse. Adesso non più. Ora penso solo che abbia fatto la sua
scelta, una scelta giusta, ma che questa scelta abbia contribuito alla morte
di mio figlio.
Il giornalista apre il freezer e ne tira fuori una vaschetta di gelato.
MICHAEL
(sorridendo)
Ma come fai a mangiare ancora?
BERNIE
Carenza d'affetto. Con mia suocera presente mia moglie si dedica solo a lei.
Il disegnatore ridacchia e si alza in piedi, prendendo la giacca dalla sedia.
MICHAEL
Ti ringrazio per la cena, Bernie. Ci vediamo in giro per le aule, OK?
Bernie lo accompagna alla porta e gli porge il suo block notes.
BERNIE
A domani. E tirati su, mi raccomando.
Michael esce dalla casa e Bernie resta a guardarlo mentre si
allontana. Poi scuote la testa e richiude la porta.
Stacco.
Michael rientra nel suo appartamento e si toglie la giacca. Sbadiglia rumorosamente
e si avvicina al tavolino del salotto. Si stiracchia un paio di volte e poi
lancia il suo block notes sul tavolo. Tutti i disegni si rovesciano sul pavimento.
MICHAEL
Maledizione…
Si china a raccoglierli e cerca di ridargli un ordine, poi si ferma di colpo. Vediamo il volto corrugato in un'espressione dubbiosa. Si rialza e osserva un disegno che ha davanti. Il soggetto è la solita aula di tribunale durante un processo, Michael avvicina il volto al foglio e lo inclina leggermente. Poi cerca in mezzo al cumulo di fogli e trova il block notes, che apre subito al disegno fatto quel giorno. Accosta i due e li osserva attentamente, la mdp li inquadra entrambi, stringendo lentamente su di essi. Poi le due dita indice di Michael indicano due persone presenti nei due disegni. Una è la guardia del processo di Fincher, l'altra è il dattilografo dell'altro processo. Sono identici.
MICHAEL
(mormorato)
Cristo santo…sono la stessa persona…
Tira via i due fogli e li mette da parte, poi si dirige verso
un armadio e ne estrae un quaderno ad anello particolarmente voluminoso dal
quale spuntano altri fogli da disegno. Si siede sulla poltrona e comincia a
sfogliarlo velocemente. La mdp lo inquadra alle spalle, mentre allarga l'immagine
e la musica si fa più alta.
Stacco.
Il disegnatore esce da un ascensore in un ufficio enorme, che occupa un piano
intero. Vediamo diverse scrivanie e un sacco di gente presa dalle mansioni più
disparate. Chi parla al telefono, chi scrive davanti al computer, chi osserva
delle foto. Michael giunge in fondo davanti ad una stanza, sulla porta a vetro
c'è scritto
Bernard Holden
Cronista
Bussa ed entra subito. Bernie è seduto alla sua scrivania che scrive su un computer qualcosa. Solleva lo sguardo dallo schermo e si toglie gli occhiali da vista, sorridendo.
BERNIE
Buongiorno Michael…qual buon vento?
Michael pone sul tavolo una cartellina e la spinge verso di lui.
MICHAEL
Potrei essere incappato in una strana faccenda, Bernie.
Il giornalista si fa serio ed apre la cartellina. Dentro ci sono le fotocopie dei disegni di Michael, raffigurano cinque aule di giustizia ed in ognuna è cerchiata una persona di rosso.
BERNIE
Non capisco, scusami…
Michael prende i disegni e gli mostra la persona su ognuno, poi prende un foglio e mostra cinque mezzo busti della stessa persona, con qualche tratto diverso. A volte porta i baffi, a volte porta il pizzo, a volte porta gli occhiali, una volta è biondo, un'altra rosso. Bernie li guarda interessato e poi osserva l'amico.
BERNIE
Mi stai dicendo che questa persona ha presenziato a tutti e cinque i processi?
E' questo?
MICHAEL
Non solo. Ha ricoperto ruoli differenti ad ognuno. Al processo Fincher è
stato guardia, a quello di Marzo dattilografo, una volta è stato usciere…
BERNIE
(confuso)
Ehi ehi ehi…andiamoci piano. Che senso ha? Perché dovrebbe averlo fatto?
MICHAEL
Non lo so. Però erano tutti processi nei quali le macchine fotografiche
non erano permesse. Nessuna ripresa video o audio. Comincia a sembrare curioso,
no?
Bernie si poggia allo schienale della poltrona e guarda i disegni.
BERNIE
In effetti…sei sicuro che sia sempre la stessa persona?
MICHAEL
Abbastanza. Guarda il taglio degli occhi, le orecchie…Puoi cambiarti il colore
dei capelli, ma certe cose non possono essere modificate. Almeno credo.
BERNIE
Gli "abbastanza" e i "almeno credo" non sono sufficienti, purtroppo.
Michael si siede sulla poltrona davanti alla scrivania e si massaggia il volto stanco. Bernie si alza in piedi e va verso la macchinetta del caffè alle spalle del disegnatore, accanto alla porta.
MICHAEL
Ho passato tutta la notte a cercarlo nei miei disegni. Era presente in quei
cinque processi, tutti negli ultimi due anni.
Bernie gli porge una tazza e lui ne beve un sorso.
BERNIE
E cosa vuoi che faccia?
MICHAEL
Ti ho scritto le date…
Prende un foglio e glielo passa.
MICHAEL
Potresti farmi sapere che processi erano?
BERNIE
Certo, non ci sono problemi.
MICHAEL
Perfetto. Non ti chiedo altro per ora, magari sto prendendo un abbaglio colossale.
Ma mi sembrerebbe strano…
BERNIE
Anche a me. Conosco il tuo intuito.
Michael si alza e va verso la porta.
MICHAEL
Grazie, Bernie, sei un amico.
Il giornalista lo saluta con una mano e il disegnatore si ferma prima di uscire.
MICHAEL
Ah, ancora una cosa. Il caffè fa schifo come ai bei tempi.
BERNIE
(sorridendo)
Lo sai come siamo qui in redazione. Solo il meglio!
Stacco.
Michael è dentro un edificio che riconosciamo come il tribunale dove
è stato il giorno prima. Si avvicina ad una guardia giurata poco lontana
e ci parla, non sentiamo cosa gli dicono. Questi gli indica una direzione e
lui la prende, dopo un cenno del capo. Lo vediamo camminare per i corridoi,
dove incontra avvocati e poliziotti che trascinano persone ammanettate. Poi
si ferma davanti ad una porta, si guarda intorno ed entra. All'interno della
stanza c'è un grosso schedario che occupa almeno due pareti ed una scrivania,
dietro la quale è seduta un enorme donnone.
MICHAEL
Buongiorno.
ARCHIVISTA
Buongiorno a lei. Posso aiutarla?
MICHAEL
Spero di si. Mi chiamo Michael McKean, sono un giornalista. Volevo vedere la
scheda del processo Fincher, che si è tenuto qui ieri.
La donna sorride e annuisce.
ARCHIVISTA
Immaginavo. Sarà la trentesima persona che me lo chiede oggi. Alla fine
siamo stati costretti a preparare una scheda e a fotocopiarla. Gliene do subito
una copia, aspetti…
Inizia a cercare sulla scrivania e a guardarsi intorno.
ARCHIVISTA
(scuotendo la testa)
Niente. Finite. Se aspetta qualche minuto ne stampo un'altra e gliela porto.
MICHAEL
Per lei è un problema se la consulto dall'archivio cartaceo? Sa, sono
ancora legato al vecchio stile, io.
Lei si alza in piedi e cerca un volume nello schedario, poi lo tira fuori e glielo porge.
ARCHIVISTA
(sorridendo)
Prego, faccia pure. Ma le assicuro che ci metterò di meno io a stampargliene
nuovo.
Esce un attimo dalla stanza e Michael apre velocemente il volume alle ultime pagine, cercando di trovare il processo. Si ferma ad una pagina e scorre con il dito, arrivando al nome che gli interessa, la mdp inquadra la scritta: John Harley. Tira fuori un blocchetto e si appunta il nome, in quel momento fa il suo ritorno l'archivista. Michael richiude il volume e glielo porge.
MICHAEL
La ringrazio, ma me la sono cavata benissimo da solo.
L'archivista sorride e rimette a posto il volume. Poi porge il foglio al disegnatore.
ARCHIVISTA
Potrebbe servirle ugualmente, tenga.
Michael prende il foglio.
Stacco.
Lo vediamo ad una cabina telefonica impegnato in una conversazione.
MICHAEL
Si, giudice, la guardia che presiedeva ieri al processo.
MCDORMAN
Non ho ben capito, Michael. Mi stai chiedendo se lo conoscevo?
MICHAEL
Esattamente. In fin dei conti lavorate ogni giorno nello stesso posto, non sarà
raro che lei ci abbia parlato.
MCDORMAN
No, in effetti il tuo ragionamento non fa una piega. Ma questo è il tribunale
di Chicago, sai quante guardie abbiamo? Con alcune ci ho parlato e ci parlo
tuttora, con altre invece…
MICHAEL
Quindi con la guardia di ieri non ricorda di averci mai parlato?
MCDORMAN
Ma ti sei rimesso a fare il giornalista, Michael? Come mai tutte queste domande?
MICHAEL
Nulla di che. Stavo cercando di capire una cosa.
MCDORMAN
Capisco. Per rispondere alla tua domanda: no, non mi ricordo di averci mai parlato.
Ma come ho detto, non è sicuramente una cosa così strana.
MICHAEL
Lo capisco.
MCDORMAN
Se mi dici il nome posso dare un'occhiata.
Michael estrae dalla tasca il foglio datogli dall'archivista, piegato in quattro. Tiene ferma la cornetta tra capo e spalla e lo spiega, poi cerca il nome. Si ferma ed aggrotta le sopracciglia. La mdp inquadra un nome Edward Cavaziel.
MCDORMAN
Michael? Ci sei?
MICHAEL
Si, giudice ci sono. Ascolti…la richiamo più tardi, va bene? Grazie.
Attacca la cornetta e tira fuori il block notes, dove leggiamo
John Harley. Si guarda intorno perplesso.
Stacco. Il disegnatore è davanti ad una tipica casa prefabbricata, sale
le scalinate e bussa alla porta. Dopo qualche istante apre una signora che indossa
un grembiule. Si sta asciugando le mani e lo osserva curiosa.
MICHAEL
Signora, buongiorno. Cercavo il signor John Harley.
La signora annuisce e apre la porta antizanzare annuendo.
MOGLIE
Chi lo desidera?
MICHAEL
Mi chiamo Michael McKean, sono un giornalista.
MOGLIE
(perplessa)
Ah…John è dietro, nell’orto. Se fa il giro della casa lo raggiunge subito.
Michael sorride e fa un cenno del capo, poi scende le scale velocemente e fa il giro della casa. Lo vediamo sbucare, mentre cammina rasente lo steccato, in un orticello dietro casa, non troppo grande. C’è un uomo con una pompa in mano che annaffia delle piante: è avanti con gli anni e ha una certa pancetta. Michael lo raggiunge.
MICHAEL
Signor Harley?
Questi si gira, indossa una salopette e il capo è coperto da un cappellino della Goodyear.
HARLEY
Si?
MICHAEL
(allungando la mano)
Buongiorno, mi chiamo Michael McKean e lavoro per il Post.
HARLEY
(stringendola)
Buongiorno. Come posso aiutarla?
MICHAEL
Potrebbe rispondere ad una semplice domanda. Lei era di turno, al processo di
Stephen Fincher, vero?
Harley posa la pompa e scuote la testa, poi si dirige a spegnere il flusso dell’acqua.
HARLEY
No, mi dispiace. Dovevo esserci io, sì, ma un collega mi ha chiesto di
fare cambio con il suo turno.
MICHAEL
Un collega?
HARLEY
Sì. Si chiama Edward Cavaziel, mi ha telefonato la sera prima del processo
e mi ha chiesto se potevamo fare cambio. Aveva già parlato con il capo
della sicurezza e lui era d’accordo e allora ho accettato.
Michael annuisce e si avvicina all’uomo, che comincia a strappare le erbacce dall’orto.
MICHAEL
Lei mi saprebbe dire come raggiungere questo signor Cavaziel?
HARLEY
Direi di no. Non l’ho mai visto.
MICHAEL
Mai?
HARLEY
No, pare sia uno assunto di fresco o qualcosa di simile. (scuote le spalle)Io
mi interesso poco di queste cose, sa? Sono quasi in pensione e quindi guardo
poco le facce nuove…a malapena mi ricordo delle vecchie.
Michael non dice nulla, pensieroso. Poi annuisce e da una pacca sulla spalla della guardia.
MICHAEL
La ringrazio, signor Harley. Le auguro una buona giornata.
Si allontana e Harley si rialza e lo richiama.
HARLEY
Ehi! Ma perché tutte queste domande?
Michael si ferma e lo guarda pensieroso.
MICHAEL
Non lo so! Non lo so ancora!
Stacco.
Michael è al telefono, dentro una cabina.
DONNA
Centralino, buongiorno.
MICHAEL
Buongiorno! Ho bisogno dell’indirizzo di un certo signor Edward Cavaziel.
DONNA
Un attimo, per favore.
Dopo qualche attimo di silenzio la centralinista parla di nuovo.
DONNA
Abbiamo 4 utenti a questo nome.
Michael sbuffa e inizia a segnare gli indirizzi.
Stacco.
Lo vediamo seduto in una macchina che guarda un palazzo, poi la mdp inquadra
il suo block notes: tre indirizzi sono stati depennati. L’ultimo è 24
Regency Street, Michael alza lo sguardo e guarda un cartello all’angolo della
strada. La mdp lo inquadra e mostra la scritta, che indica la stessa via appuntata.
Michael scende dall’auto e attraversa la carreggiata evitando le macchine, si
avvicina al citofono e cerca il nome che gli interessa. La mdp inquadra il suo
dito che scorre i nomi, quello di Cavaziel non compare. Il disegnatore si gratta
la nuca, poi apre il portone del palazzo ed entra dentro. Lo vediamo che si
avvicina ad una stanzetta nell’atrio e si affaccia. Seduto ad un tavolo, intento
ad ascoltare la radio, c’è un signore anziano. Michael bussa alla porta
aperta.
MICHAEL
Permesso?
Il signore spegne la radio e si alza per raggiungerlo. Indossa una uniforme elegante, porta due baffoni bianchi spioventi e sorride gentile al disegnatore.
PORTIERE
Prego, prego. Buongiorno, posso aiutarla, signore?
MICHAEL
Si, credo di sì. Lei è il portiere del palazzo, vero?
PORTIERE
(sorride)
In carne ed ossa.
MICHAEL
Conosce un certo Edward Cavaziel?
Il portiere scuote la testa.
PORTIERE
Mai sentito.
MICHAEL
Eppure mi risulta che abiti in questo palazzo.
Il portiere scuote deciso la testa.
PORTIERE
No, no. Conosco tutti gli affittuari del palazzo e nessun signor Cavaziel risiede
qui.
MICHAEL
Capisco.
Guarda perplesso il portiere, poi schiocca le dita.
MICHAEL
Forse mi ha dato il nome sbagliato o l’ho capito male io. Però aspetti…guardi
questa…
Tira fuori un foglio dalla tasca e lo spiega. Ci sono, fotocopiati, i suoi disegni. Lui punta il dito su quello che rappresenta la guardia giurata al processo di Fincher. Il portiere lo osserva curioso e poi sorride.
PORTIERE
Ah sì, ma certo. E’ un nostro affittuario, ma non si chiama Cavaziel,
si chiama Headton.
MICHAEL
Ah…avrà capito male la mia segretaria, sicuramente.
Il portiere sorride e ripiega il foglio, passandolo a Michael.
PORTIERE
E’ arrivato da poco, una settimana all’incirca.
MICHAEL
E dove sta?
PORTIERE
Al quarto piano, appartamento 404. Ma al momento non è in casa, dovrà
ripassare più tardi.
MICHAEL
Che orari fa?
PORTIERE
Mah…variano molto. Mi ha detto che è un rappresentante, quindi immagino
che dipendano dai suoi appuntamenti.
MICHAEL
(annuendo)
Va bene, la ringrazio. Proverò a passare in un altro momento, allora.
Il portiere si porta una mano alla visiera del berretto che indossa e sorride.
PORTIERE
Dovere, signore.
Michael si volta ed esce dal palazzo. La mdp lo inquadra da
lontano mentre attraversa la strada ed entra in macchina. Poi l’inquadratura
si sposta più indietro e mostra un uomo che lo sta guardando dall’angolo
della strada, si accende una sigaretta e poi appunta la targa dell’auto sulla
scatola di fiammiferi. La mdp lo inquadra in volto e vediamo che si tratta del
signor Cavaziel (Barry Pepper), un uomo di giovane età, dal fisico prestante.
I capelli sono pettinati all’indietro, indossa un paio di occhiali scuri a goccia
e porta dei baffetti curati. Si guarda intorno e poi va verso il palazzo.
Stacco.
Michael è seduto al bancone del bar con davanti una birra, mentre sta
leggendo il giornale con un certo interesse. Dallo schermo giunge l’eco della
telecronaca di una partita di baseball e si sentono i commenti degli altri clienti
in sottofondo. Bernie fa la sua comparsa nel locale e saluta un po’ di persone,
poi si siede accanto a Michael dandogli una pacca sulla spalla.
BERNIE
Ciao. (al barista)Una birra anche per me, Charlie.
Michael mette via il giornale e si toglie gli occhiali da lettura. Bernie gli mette davanti una cartellina color crema e sospira.
BERNIE
Ecco qua tutto quello che cercavi. Mi sono permesso di dare un’occhiata ai processi
e devo darti ragione: qualcosa stona.
MICHAEL
(aprendo la cartella)
E cosa?
BERNIE
Cinque processi. Fincher era un pazzo armato e a piede libero, giusto? Posso
comprendere la scelta di non concedere l’accesso ai giornalisti, ma se prendi
questo…
Indica una riga di un foglio e Michael ci da un’occhiata.
MICHAEL
Winslow contro Jackman. Cos’è, una causa civile?
BERNIE
Peggio. Un divorzio.
MICHAEL
Un divorzio?
BERNIE
Tu hai mai visto qualcuno che nega l’accesso ai giornalisti ad un dibattito
per un divorzio?
MICHAEL
A meno che non si trattasse di Liz Taylor, no.
BERNIE
Di solito si fa se ci sono di mezzo persone famose, appunto. Ma quelle non si
presentano neanche, in tribunale, quindi…Oppure se ci sono dei bambini piccoli…Ma
nessun giornalista perde il suo tempo dietro ad una sentenza di divorzio, per
Dio! Qualcosa puzza.
MICHAEL
Sai mica chi sono queste persone?
BERNIE
No, ho chiesto ad un collega di fare un controllo. E’ una specie di maghetto
dei computer, sa cosa cercare nei database informatici. Appena ha accumulato
il materiale ce lo farà avere. Tu che hai scoperto?
MICHAEL
Al telefono ti ho detto della guardia, no?
BERNIE
Si, cosa intendi fare, ora?
MICHAEL
Ho chiamato in tribunale e ho recuperato il suo numero di telefono, aspettavo
te per chiamarlo e sentire un po’ cosa dice.
Bernie annuisce e si sporge verso il barman.
BERNIE
Charlie! Ci presti il telefono?
Il barman gli passa un apparecchio telefonico e Bernie gli fa un cenno di ringraziamento. Michael compone un numero e sentiamo, dall’altro risponde una voce femminile.
DONNA
Pronto?
MICHAEL
Buongiorno, mi chiamo Michael McKean, sono un giornalista. Cercavo il signor
Edward Cavaziel.
C’è un attimo di silenzio dall’altra parte. Poi la signora riprende a parlare con voce più seria.
DONNA
Mi dispiace, signor McKean, ma Edward non c’è più. E’ morto due
anni fa.
Michael guarda Bernie perplesso, poi si schiarisce la gola.
MICHAEL
Signora, mi dispiace, ma forse ho sbagliato il numero di telefono. L’Edward
Cavaziel che cerco io lavora come guardia presso il tribunale e…
DONNA
Si, si, è…era mio marito.
Michael si morde ancora il labbro e guarda Bernie ancora più preoccupato. Il giornalista ha l’orecchio poggiato anche lui alla cornetta e ricambia lo sguardo.
MICHAEL
Ho capito, signora. Ascolti le vorrei fare qualche domanda, posso raggiungerla
a casa sua?
DONNA
Domande su cosa?
MICHAEL
E’ una questione un po’ delicata, le spiegherò a voce.
DONNA
Va bene. Mi trova al 64 di License Avenue.
MICHAEL
No, aspetti…lei non risiede al 24 di Regency Street?
DONNA
No.
MICHAEL
Va bene. La ringrazio. Arrivederci.
DONNA
Ma…
Michael riattacca la cornetta e osserva Bernie.
MICHAEL
E’ qualcosa di grosso Bernie.
BERNIE
Puoi dirlo, dannazione.
Michael si infila gli occhiali nel taschino e si alza dallo sgabello.
BERNIE
Dove vai?
MICHAEL
Alla polizia. Voglio parlare con Laura. Tu procurami gli indirizzi degli imputati
dei processi, va bene? A dopo!
Stacco.
La mdp inquadra prima la facciata della centrale di polizia di Chicago, poi
vediamo Michael che attraversa l’atrio e si avvicina al bancone. Parla con un
poliziotto, ma non sentiamo cosa dice. Questi gli indica una direzione ed il
disegnatore ci si dirige dopo un sorriso ed un cenno del capo. Attraversa dei
corridoi ed arriva alla porta di un ufficio e bussa un paio di volte. Sentiamo
una voce dall’interno.
LAURA
Avanti!
Michael si sporge nella stanza e si guarda in giro. L’ufficio è pieno di cartacce e tabulati, la scrivania è quasi ricoperta del tutto. Laura è seduta, con i piedi poggiati sul tavolo, che sorseggia un caffè da una tazza, mentre con una mano regge un documento che sta leggendo.
MICHAEL
Posso disturbarti un attimo?
Laura tira giù i piedi dalla scrivania e sorride a Michael.
LAURA
Ciao…non mi aspettavo di vederti…Entra, entra…
Si avvicina e allunga la mano, Michael gliela stringe velocemente. Lei poi si volta e toglie dalla sedia davanti alla scrivania delle carte.
LAURA
Prego, siediti. Scusa il disordine, ma sto lavorando ad un caso da mesi e le
cartacce si accumulano.
MICHAEL
Figurati…
LAURA
Posso offrirti qualcosa? Un caffè, una ciambella?
MICHAEL
No, ti ringrazio, sto bene così.
Laura torna a sedersi al suo posto e lo osserva sorridente. Poi allarga le braccia.
LAURA
Allora, cosa ti porta qui?
MICHAEL
Avrei bisogno di renderti partecipe di una cosa che è successa. Potrebbe
interessarti…
Laura prende la tazza di caffè e si poggia allo schienale.
LAURA
Ti ascolto.
Stacco.
Vediamo Cavaziel davanti alla porta dell’appartamento di Michael. Suona un paio
di volte alla porta e poi si osserva in giro. Tira fuori dalla tasca interna
del giubbotto di pelle un astuccio nero e lo apre rivelando, al suo interno,
un set di grimaldelli. Ne prende un paio e armeggia rapidamente con la serratura
della porta, aprendola senza difficoltà. Entra dentro la camera e si
osserva in giro. Si dirige verso il tavolo con i disegni e ci da un’occhiata
, controllandone qualcuno, notiamo che ha indossato dei guanti di gomma, come
quelli dei dottori. Poi vede l’apparecchio telefonico, lo prende e svita il
tappo del microfono, prende dalla tasca un oggetto grande come una moneta e
lo infila sul microfono, poi riavvita e rimette a posto. Si alza e va in cucina,
si guarda intorno e smonta l’applique appeso al soffitto, infilando un’altra
di quelle monetine all’interno. Poi si dirige verso la camera da letto, la mdp
zooma all’indietro mentre lo intravediamo passare davanti alla porta un paio
di volte.
Stacco.
Siamo di nuovo dentro l’ufficio di Laura. Lei è seduta, a braccia conserte,
e osserva Michael perplesso.
LAURA
Devo essere onesta: non mi aspettavo qualcosa di simile, per il nostro primo
incontro dopo tutto questo tempo.
MICHAEL
Ah…beh…mi dispiace, non pensavo…
LAURA
(sorridendo)
No, certo. Nessun problema. Sono un agente della polizia, del resto.
Michael si rigira la tazza di caffè tra le mani e aspetta. Laura si passa una mano tra i capelli e poi sorride ancora, stanca.
LAURA
Quindi secondo te Fincher non è si è suicidato? Qualcuno potrebbe
averlo ucciso?
MICHAEL
La mia idea è quella. O quantomeno aveva qualche dannato buon motivo
per togliersi la vita.
LAURA
Capisco. Che ne è delle altre persone? Quelle degli altri cinque processi?
MICHAEL
Non lo so. Ho chiesto a Bernie di indagare e…
LAURA
Bernie? Vuoi dire Bernie Holden?
MICHAEL
Si…
LAURA
Michael…non potevi fare a meno di mettere in mezzo i giornali?
MICHAEL
E’ una cosa che abbiamo scoperto insieme. Sarebbe stato un po’ difficile che
non venisse messo in mezzo, no?
LAURA
OK, OK, lasciamo perdere. Dimmi cosa posso fare per te.
MICHAEL
(scrolla le spalle)
Non lo so. Sei un poliziotto…cosa fate in questi casi?
LAURA
Delle indagini. Ma tu dovresti venire a porgerci una denuncia.
MICHAEL
Si, certo. Però al momento non saprei neanche chi denunciare di cosa.
LAURA
Facciamo così, allora: io cerco qualche informazione su Cavaziel. E passo
anche all’archivio il disegno che hai fatto, se me ne fai avere una copia. Ti
va bene?
Michael annuisce e le porge il foglio piegato.
LAURA
Appena so qualcosa te lo faccio sapere, promesso.
Michael si alza in piedi e le stringe la mano.
MICHAEL
Grazie mille, Laura.
LAURA
Di niente. Non metterti nei guai, va bene?
Il giornalista sorride ed esce dall’ufficio.
Stacco.
Vediamo che entra di nuovo nel palazzo di Cavaziel, fa qualche passo all’interno
dell’atrio e si guarda intorno con circospezione. Si avvicina alla stanza del
portiere e la mdp inquadra quest’ultimo mentre legge il giornale e ascolta un
notiziario alla radio. Michael si allontana velocemente e si avvicina alla porta
delle scale di servizio, attraversandola rapidamente. Lo vediamo salire dei
gradini e sbucare in un corridoio, sul pavimento è steso un lungo tappeto
rosso, Michael si guarda intorno e poi si avvicina alla prima porta che trova
e ne legge il numero: c’è scritto 408. Il disegnatore si incammina nel
corridoio ed arriva alla porta numero 404, bussa un paio di volte e non ottiene
risposta. Allora prova a ruotare la maniglia, ma è chiusa. Si rimette
in cammino nel corridoio e trova una cameriera che si aggira per il corridoio
spostando un carrello di asciugamani e lenzuola. Il disegnatore si avvicina
rapidamente e le fa un cenno con la mano.
MICHAEL
Signora!
La cameriera, una robusta donna ispanica, si volta e gli sorride.
CAMERIERA
Signore?
MICHAEL
Cercavo giusto lei. Avrei bisogno di un asciugamano pulito.
La cameriera annuisce e gli passa un asciugamano, quando Michael lo prende si ferma e si volta di colpo.
MICHAEL
Ha sentito?
CAMERIERA
No, signore.
MICHAEL
Dannazione! La corrente ha fatto sbattere la porta! Ora sono chiuso fuori…
Fa qualche passo verso la porta e poi si ferma.
MICHAEL
Sono l’affittuario del 404, lei per caso ha un doppio della mia chiave…o un
passe partout?
La cameriera annuisce e lo segue fino alla porta, estrae dalla
tasca una chiave e la infila nella serratura, aprendola immediatamente. Michael
ringrazia ed entra nella stanza. La camera non è particolarmente grande,
c'è una piccola zona giorno con un tavolino sul quale è poggiato
un computer portatile. Michael supera la zona e osserva la piccola cucina con
un tavolino sul quale c'è già tutto apparecchiato, si avvicina
alla porta del bagno e notiamo che non ci sono tracce di qualcuno che ci ha
vissuto dentro. Apre lo sportello dell'armadietto a muro e ci sono una saponetta,
uno spazzolino ed un tubetto di dentifricio. Esce dal bagno e torna in salotto,
si ferma per guardarsi in giro, poi aggrotta le sopracciglia e si avvicina alla
poltrona, poggiata al muro. Si china e allunga il braccio dietro la poltrona,
tirando fuori qualcosa. Vediamo che si tratta di una valigia di metallo. La
guarda e cerca di aprirla, ma non ci riesce. Allora la solleva e la esamina:
la mdp mostra due lucchetti con serratura. Scuote la testa e la rimette a posto.
Poi esce dalla stanza dopo aver dato un'ultima occhiata in giro.
La mdp lo inquadra mentre esce dalla porta dell’appartamento e si guarda intorno,
come si volta vediamo che si ferma. Dal lato opposto del corridoio è
apparso il presunto signor Cavaziel. Il giovane si ferma quando vede Michael,
per un attimo restano a guardarsi. Poi Michael sorride e si avvicina.
MICHAEL
Buongiorno, stavo giusto bussando alla sua porta…
Cavaziel si volta e corre via, Michael impreca e scatta a sua volta, cercando di corrergli dietro. La mdp inquadra Cavaziel che corre giù per le scale di servizio, Michael appare poco dopo, sudato e trafelato. Vediamo Cavaziel che corre attraverso l’atrio del palazzo e ne esce di corsa, il disegnatore è sempre alle sue calcagna. Dopo che sono passati si affaccia il portiere e si guarda curioso intorno. Cavaziel corre veloce lungo le strade, dietro di lui corre Michael sudatissimo e pallido. Cavaziel si infila dentro un vicolo e in fondo trova una rete, spicca un balzo e si aggrappa al bordo, poi si tira su e salta oltre, continuando a correre. Michael arriva alla rete si ferma davanti e guarda intorno, sta ansimando ed è visibilmente stanco. Agita una mano e si volta, cammina barcollando verso l’entrata del vicolo.
MICHAEL
Tu sei tutto matto…io non ci provo neanche a venirti dietro. Sono troppo vecchio
per queste cose da Ispettore Callaghan.
Stacco.
Michael è seduto sulla poltrona di casa sua, ha allungato i piedi sul
tavolo e si è sbottonato la camicia, vediamo i peli bianchi sul petto.
Sulla fronte ha poggiato una pezzuola umida e tiene in mano un bicchiere con
del succo di frutta dentro. Il telefono suona e lui si scuote, come se si fosse
appisolato. Allunga la mano e lo cerca, prendendolo dopo qualche tentativo.
MICHAEL
Pronto?
BERNIE
Michael? Sono io.
MICHAEL
Ehi…dimmi che tu hai qualche buona notizia perché se contate sul mio
sprint, stiamo freschi.
BERNIE
Il tuo sprint? Ma di che parli?
MICHAEL
Non hai idea, fidati.
BERNIE
Allora, il mio maghetto dei computer mi ha portato una lista. Hai carta e penna?
MICHAEL
Sì, un attimo…
Si sporge verso il tavolo e recupera un block notes e una matita.
MICHAEL
Dì pure…
BERNIE
Allora: del signor Fincher già sappiamo. Il secondo processo è
Warrington contro lo stato. James Warrington era accusato di rissa in un bar.
Pare che avesse picchiato 4 persone.
MICHAEL
Da solo?
BERNIE
Dicono. Il signor Warrington ha pagato quello che aveva da pagare ed ora vive
gestendo una gioielleria in Kennedy Avenue, al numero 24. Il terzo processo
era Winslow contro Jackson. I due ex coniugi vivono separati anche di città.
Larry Winslow vive ad Atlantic City, dove gestisce un albergo per turisti. La
sua ex signora, Michelle Jackson, vive qui in città, lavora come vice
direttrice della redazione locale di Vogue.
MICHAEL
Capisco…altro?
BERNIE
Il quarto e il quinto processo. Dunque, abbiamo Jennifer O’Loone, accusata di
hacking e traffico di informazioni illecite. Dichiarata innocente e vittima
di un malinteso ora si occupa di gestire una scuola privata per giovani di famiglia
ricca. Infine abbiamo Daniel Pendleton, che è stato processato per aver
commesso un omicidio colposo. Innocente. Non si hanno tracce di lui da dopo
il processo.
MICHAEL
Questo suona interessante.
BERNIE
Già. Che ne pensi degli altri?
MICHAEL
Signori nessuno, alle mie orecchie. Con tutti i processi che ho visto non posso
ricordarmi di tutti quanti. Però ora do un’occhiata ai disegni e guardo
un po’ se le facce mi ricordano qualcosa. Chiederò a Laura se mi può
trovare qualche informazione su questo Daniel Pendleton. E poi le dirò
dell’appartamento di questo Cavaziel…o qualunque sia il suo vero nome.
BERNIE
Ehi Michael: fai attenzione, va bene? Mi sembra che qui la situazione stia diventando
un po’ troppo tesa.
MICHAEL
Sì, concordo con te. Ma per il momento direi di vedere come evolvono
le cose. Domattina cerco di parlare con qualcuno di questi signori. Vediamo
cosa fanno, come si comportano. Non lo so…la cosa mi puzza.
BERNIE
Sì, anche a me. Solo che a me puzza da piani alti. Da cospirazione, per
intenderci…
MICHAEL
Vedremo. Ora ti saluto, Bernie. A domani.
Stacco.
Vediamo un uomo di mezza età, vestito elegantemente, che esce da una
casa di una certa bellezza. Fischietta allegro e poggia il suo impermeabile
sull’avambraccio sinistro, mentre cerca le chiavi per chiudere la casa. Si dirige,
poi, verso la strada e prosegue sul marciapiede. Ogni tanto saluta qualche vicino
con un sorriso. Si ferma davanti ad una fermata dell’autobus e controlla l’orario
sul suo orologio. Estrae un quotidiano dalla tasca dell’impermiabile e comincia
a leggerlo. Un tizio vestito con la tuta della nettezza urbana si avvicina ai
cassonetti lì accanto.
NETTURBINO
Buongiorno, signor Warrington!
WARRINGTON
Buongiorno!
NETTURBINO
Guardi che se sta aspettando l’autobus dovrà farlo a lungo. Oggi c’è
sciopero!
WARRINGTON
(sbuffando)
E ti pareva…ora che la macchina è in riparazione!
Il netturbino sghignazza e butta dei sacchi nel camion.
WARRINGTON
Oh beh…poco male. Andrò a piedi, allora.
Si incammina fischiettando di nuovo. Lo vediamo che arriva
alla fine della strada e scende dal marciapiede per attraversare, una macchina
appare, ad alta velocità, e lo travolge. Sentiamo lo schianto, la mdp
inquadra il netturbino che si affaccia da dietro il camion e vede Warrington
sbalzato in aria per poi riatterrare sull’asfalto, gli schizzi di sangue che
si sollevano ovunque. Warrington si gira sulla schiena, ansimando e gemendo,
allunga una mano verso l’alto e poi prova a rialzarsi, sentiamo uno stridore
di gomme e lui volta lo sguardo, gli occhi coperti parzialmente dal sangue.
La mdp riprende come se si vedesse attraverso i suoi occhi e vediamo la macchina
che si avvicina velocemente. Al momento dell’impatto lo schermo diventa nero
e sentiamo un rumore sordo.
Stacco.
Michael fa il suo ingresso dentro l’atrio di un palazzo. Arriva al bancone della
reception, alle spalle del receptionist, sul muro, è appeso il logo di
Vogue. Il receptionist, un giovane vestito elegantemente, sorride cordialmente
a Michael e gli fa cenno d’attendere. All’orecchio destro porta un auricolare
con un microfono che arriva alla bocca.
RAGAZZO
Si, signore. Le passo l’interno della sezione "Moda Maschile". Prego.
Buongiorno.
Pigia un tasto sull’auricolare e sorride a Michael.
RAGAZZO
Buongiorno, signore. Posso aiutarla?
MICHAEL
Si. Cerco la signora Michelle Jackson, mi chiamo Michael McKean.
RAGAZZO
(sorridente)
Ha un appuntamento?
MICHAEL
No, in effetti no. Ignoravo ne servisse uno.
RAGAZZO
(sorridendo)
Ne serve uno, signore. Può contattare l’ufficio della signora Jackson
e chiederne uno.
MICHAEL
Capisco, già…Però è una cosa veloce, non penso di avere
bisogno di più di due minuti.
RAGAZZO
(sorride e non parla)
Michael sospira e tira fuori il portafogli dal quale estrae una banconota che
passa al ragazzo. Questi la guarda e poi la restituisce.
RAGAZZO
(sorridendo)
Venti dollari?
Michael gli afferra la mano e lo tira a se, poi, mentre gliela torce, lo fissa negli occhi, il volto a pochi centimetri da quello del ragazzo.
MICHAEL
(minaccioso)
Perché? Non bastano?
Stacco.
Vediamo una donna seduta ad una scrivania che ticchetta come impazzita su di
una tastiera. Nell’inquadratura entra qualcuno, ne vediamo la vita e parte della
gamba destra, visto di spalle. La donna alza lo sguardo dallo schermo del computer
e sorride.
SEGRETARIA
Posso aiutarla?
UOMO
Ho un pacchetto per la signora Jackson.
La segretaria allunga la mano e il fattorino le consegna una cartelletta, lei la guarda.
SEGRETARIA
Firmo dove ci sono le crocette?
UOMO
Si, esatto.
La segretaria fa un paio di firme e la restituisce, poi tende la mano.
UOMO
Ho l’ordine di consegnarglielo personalmente.
SEGRETARIA
Si, capisco. Ma la signora è molto occupata al momento, quindi lo può
dare tranquillamente a me. Sono la sua segretaria personale, capisce?
Il fattorino non si muove. C’è un attimo di silenzio, poi sentiamo la sua voce, sempre fuori campo.
UOMO
Raggiungiamo un compromesso. Lei glielo da ora, io la vedo consegnarlo e posso
andare via tranquillo. Che ne dice?
La segretaria sospira, scocciata. Poi agita una mano.
SEGRETARIA
Si, va bene, dia qui.
Prende il pacchetto e si avvicina ad una porta, bussa un paio di volte e poi la apre lentamente, vediamo di sfuggita l’interno: c’è una donna impegnata in una conversazione telefonica, sembra decisamente presa. La segretaria attraversa l’ufficio a piccoli passi, come per non disturbare e poggia il pacchetto sulla scrivania. Poi torna indietro e chiude silenziosamente la porta.
SEGRETARIA
(voltandosi)
E’ soddisfatto, ora?
Sbarra gli occhi quando si trova davanti ad una pistola con il silenziatore. La mdp inquadra il volto del fattorino: si tratta di Cavaziel.
UOMO
Molto. Grazie.
Stacco.
Vediamo Michael uscire da un ascensore, si guarda intorno e vede la porta che
gli interessa. Procede e arriva davanti ad un ufficio circondato da vetrate.
Lo riconosciamo come quello che abbiamo visto nella scena precedente. Michael
entra e si guarda intorno, vediamo che la segretaria non c’è. Si guarda
intorno e aspetta qualche secondo, poi si avvicina alla porta sulla quale c’è
una targhetta con su scritto: Michelle Jackson. Bussa un paio di volte e non
ottiene risposte, allora si guarda intorno ancora una volta. Poi apre la porta.
MICHAEL
Permesso…
Si ferma e la mdp inquadra quello che lui vede: sul pavimento
dell’ufficio c’è la segretaria, una pozza di sangue si sta allargando.
Poco più in là, sempre per terra, si vedono delle gambe di donna
sbucare da dietro la scrivania. Il disegnatore richiude la porta e si sposta
velocemente nel corridoio, guardandosi intorno. Ci sono diverse persone che
si muovono per il corridoio, alcune trasportano e consultano delle tavole con
dei disegni, altre leggono dei fogli con dati, Michael aguzza la vista e vede
una porta di servizio chiudersi poco lontano. Scatta in avanti di corsa e la
apre. Lo vediamo entrare nelle scale di servizio del palazzo, si affaccia e
osserva in alto e in basso. Sentiamo dei passi di qualcuno che scende rapidamente
le scale. Michael si precipita a sua volta. La mdp inquadra, alternativamente,
Cavaziel e Michael che corrono giù per le scale. Giunto ad un piano si
apre la porta per il corridoio e sbatte contro Cavaziel, sbattendolo contro
al muro. Un tizio con la tuta da operaio si affaccia a guardare e Michael arriva
in quel momento, gettandosi contro Cavaziel, lo prende per una spalla e lo fa
voltare, colpendolo con un gancio sinistro al volto. Poi lo carica con un pugno
allo stomaco e, quando fa per colpirlo di nuovo, viene bloccato da Cavaziel.
Poi questi lo colpisce rapidamente con un montante al volto e quando Michael
indietreggia barcollando, lo colpisce al busto con un calcio laterale, mandandolo
contro il muro opposto. Poi Cavaziel corre ancora giù per le scale, Michael
si tiene il petto e fa qualche passo per corrergli dietro, ma dopo due cade
in ginocchio e poi si accascia a terra, ansimante. C’è una dissolvenza
e sentiamo la voce dell’operaio, affacciatosi alla porta, che si deforma e diventa
più difficile da comprendere.
Stacco.
Sentiamo il beep di alcune macchine, la mdp inquadra Michael steso a letto che
dorme. E’ collegato a quello che pare un elettrocardiogramma. Improvvisamente
apre gli occhi e si guarda intorno. E’ dentro una camera d’ospedale, sul comodino
accanto al suo letto c’è un vaso con dei fiori, la luce entra dalla finestra
che dà sul parcheggio dell’ospedale. Allunga una mano e trova un pulsante
che preme. Si sente, fuori campo, il suono soffocato di un campanello, una infermiera
fa la sua entrata poco dopo.
I
NFERMIERA
Ah…ci siamo svegliati, finalmente.
MICHAEL
Ma dove sono? Che succede?
INFERMIERA
Lei cosa si ricorda?
MICHAEL
Che ero in cima a delle scale…poi più nulla.
INFERMIERA
Appunto.
MICHAEL
(preoccupato)
Un infarto?
INFERMIERA
(sorridendo)
Oh no! Non si preoccupi. Ha solo avuto un mancamento a causa dello stress, di
una collutazione e, mi dispiace doverglielo dire, della sua età, signor
McKean. Non può più giocare ad acchiapparello in quel modo, sa?
Michael sospira e si passa una mano sul volto. Poi torna a guardarsi intorno.
MICHAEL
Che ore sono?
INFERMIERA
Sono quasi le otto del mattino.
MICHAEL
Ho dormito a lungo…da quanto sono qui?
INFERMIERA
Ha dormito tutta la notte e buona parte del pomeriggio. Le abbiamo somministrato
dei sedativi per farla riposare tranquillo.
MICHAEL
Il dottore che dice?
L’infermiera sorride e gli sprimaccia il cuscino.
INFERMIERA
Che ha la pelle dura. Non si preoccupi, signor McKean, se la caverà senza
problemi.
Gli sorride ancora e fa per uscire dalla camera. Si ferma sulla porta.
INFERMIERA
Ah dimenticavo: c’è un suo amico, qui fuori. Ha vegliato tutta la notte.
MICHAEL
(sorridendo)
Lo faccia entrare.
Lei esce e vediamo che fa un cenno con il capo, poco dopo entra Bernie. Ha addosso degli abiti sdruciti e si vede che non ha rasato, tiene in mano un giornale piegato più volte.
MICHAEL
Ciao, Bernie.
BERNIE
Ciao, vecchio mio.
Si avvicina al letto e si stringono la mano, tenendola stretta per un po’. Bernie poi prende la sedia e si mette a sedere vicino al letto.
BERNIE
E’ così che ci si comporta, quindi? Si fanno spaventare gli amici in
questo modo?
MICHAEL
Oh, ti posso assicurare che ne avrei fatto volentieri a meno…
Bernie sorride e si poggia allo schienale, sospirando, esausto.
BERNIE
Io e Laura abbiamo aspettato tutta la notte di sapere qualcosa di preciso.
MICHAEL
Laura?
BERNIE
Si…è andata via un’ora fa. Doveva attaccare al turno in centrale.
MICHAEL
Come faceva a sapere che ero in ospedale?
BERNIE
Come vuoi che abbia fatto? E’ un poliziotto, no?
MICHAEL
Cosa è successo dopo che ho perso i sensi?
BERNIE
Da quello che mi ha raccontato Laura, non molto. Il tecnico che avete incontrato
nel pianerottolo non è stato capace di dare un ritratto dell’uomo che
inseguivi. Sperano che tu possa farci qualcosa, che possa vedere qualche foto
o qualcosa di simile.
MICHAEL
La Jackson?
BERNIE
Morta, come tu ben sai. Anche la segretaria. Lavoro pulito, pare, un colpo e
via.
MICHAEL
Porca puttana…
BERNIE
E non è tutto. Pare che Jameds Warrington sia stato investito da un pirata
della strada, ieri mattina sul presto.
MICHAEL
Scherzi?
BERNIE
Ho troppo sonno per farlo…
MICHAEL
Qualcuno li sta uccidendo.
BERNIE
Già…
MICHAEL
E sono quasi sicuro che sti tratti di questo Cavaziel…chiunque egli sia.
BERNIE
Che idea ti sei fatto di lui?
MICHAEL
Un ragazzo giovane. E’ in forma, fisicamente parlando, mi sembra una persona
addestrata…
BERNIE
Non credo che per dartele si debba essere Bruce Lee, sai?
MICHAEL
No, non parlavo di quello. Credo sia addestrato a crearsi delle false identità.
Il posto nel palazzo, i ruoli assunti nel tribunale…
BERNIE
Posso dirti la mia opinione?
MICHAEL
Credo sia uguale alla mia.
BERNIE
Puzza di governo lontano un miglio.
Michael annuisce e sospira, poggiandosi ancora al cuscino. Bernie si massaggia gli occhi.
BERNIE
Insomma…si infila dentro un tribunale in quel modo…
MICHAEL
Ci avevo pensato anche io. Sai cosa ho trovato nel suo appartamento, quando
ci sono andato?
BERNIE
Cosa?
MICHAEL
Niente. Sembrava ancora in attesa di essere affittato. C’era solo una valigetta
in un angolo.
BERNIE
Una valigetta?
MICHAEL
Si, una di quelle ventiquattrore, hai presente?
Bernie annuisce e appunta su un taccuino.
MICHAEL
Dov’è adesso Laura?
Stacco.
Laura sta parlando con il portiere del palazzo di Cavaziel, assieme a lei c’è
un agente che sta prendendo nota delle dichiarazioni su un taccuino.
PORTIERE
Guardi, probabilmente lei ne sa più di me, signora.
LAURA
Questo signor…come ha detto che si chiama?
AGENTE
Jason Headton.
LAURA
Questo signor Headton da quanto tempo stava nel palazzo?
PORTIERE
Da pochissimo. Sarà arrivato una decina di giorni fa al massimo.
LAURA
Vi capita spesso di affittare degli appartamenti in così poco tempo?
PORTIERE
Più che di appartamenti si tratta di residence. Qui siamo abituati al
cambio veloce degli affittuari, sa? A volte si tratta di uomini d’affari in
viaggio, a volte si tratta di persone che si spostano spesso. Un appartamento
in un residence garantisce una intimità maggiore, rispetto ad un albergo
e…
LAURA
Va bene, va bene. E questo Headton non ha mai dato problemi?
PORTIERE
Nel poco tempo che è stato qui, no. Nessuno si è lamentato, ha
pagato in anticipo ed era sempre gentile.
LAURA
Da quanto non lo vede?
PORTIERE
Da un paio di giorni, da quando è scappato da quell’uomo.
LAURA
Va bene…
Guarda il suo collega come se fosse frustrata, questi scuote le spalle. Lei si rivolge di nuovo al portiere.
LAURA
Vorremmo vedere la sua camera.
Stacco. Vediamo la porta della stanza, dall’interno della stessa. Questa si apre lentamente, cigolando e Laura appare sulla soglia, mentre si sporge da dietro lo stipite. In mano ha la pistola, fa un paio di passi dentro, seguita dal suo collega, anch’esso armato, e dal portiere. Guarda in giro, nel silenzio della camera e vediamo che la zona giorno è esattamente come l’aveva trovata Michael, a parte che non c’è traccia né del portatile, né della valigetta. Il collega della ragazza va a guardare nella stanza da letto, mentre lei sbircia nel bagno. Ritornano entrambi nel salotto nello stesso momento e si guardano. Lui scuote la testa e lei fa una smorfia. Si avvicina al portiere infilandosi la pistola nella fondina.
LAURA
Sigilliamo la camera per un paio di giorni. Manderemo i tecnici della scientifica
per rilevare le impronte e così via. Diciamo per mercoledì prossimo
potrete riaverla, va bene?
Il portiere annuisce. Lei sta per uscire dalla camera, ma si ferma.
LAURA
Il signor Headton deve averle consegnato un documento, nel momento in cui ha
preso possesso della camera, giusto?
PORTIERE
(annuendo)
Si, certo. Ho una fotocopia giù in portineria, nello schedario. Gliela
consegno subito.
Esce fuori di corsa e Laura guarda l’appartamento perplessa.
POLIZIOTTO
Qualcosa non le quadra, ispettore?
LAURA
Hai visto com’è in ordine? Cinque a uno che la scientifica non ne cava
un ragno da un buco.
Il poliziotto sorride ed esce dalla camera. Lei ci lancia un’ultima occhiata.
LAURA
Ce l’avessi io, una donna delle pulizie così.
Stacco.
Laura è seduta davanti a Michael, nel suo letto. Accanto a lei è
seduto un altro uomo, tiene poggiato sulle ginocchia un grosso album da disegno
e Michael parla. Non sentiamo le sue parole, coperte dalla musica. Dopo un paio
di minuti, il disegnatore volta l’album e lo mostra a Michael e Laura. Vediamo
che è un ritratto preciso di Cavaziel/Headton. Michael annuisce e Laura
dice qualcosa al disegnatore. Lui si alza e, dopo un cenno del capo, esce dalla
stanza.
Dissolvenza.
Laura è seduta accanto a Michael e gli porge tre quadernoni grossi, dalla
copertina totalmente nera. Lui ne prende uno e lo apre, vediamo che si tratta
di foto segnaletiche.
MICHAEL
Cosa vuoi che ci faccia?
LAURA
Potresti dare un’occhiata e vedere se qualcuna di quelle brutte facce, corrisponde
a Cavaziel.
MICHAEL
Vuoi dire a Headton.
LAURA
(stancamente)
Qualsiasi sia il suo nome. Che non è, per inciso, né Cavaziel,
né Headton.
MICHAEL
Non ne avevo dubbi.
Sfoglia le pagine e si ferma, per guardare Laura che sbadiglia, con la mano davanti alla bocca. Le sorride.
MICHAEL
Stanca?
LAURA
Si, ho dormito poco, stanotte.
MICHAEL
Dovresti andare a casa, allora.
LAURA
Non se prima non avrai finito di guardare quelle foto. Se anche andassi a casa
mi siederei sul divano in attesa di poterti chiamare per sapere qualcosa.
Il disegnatore ride e volta un’altra pagina. Lei si alza in piedi e si avvicina alla finestra, fuori fa buio e le strade sono illuminate dai lampioni e dalle luci al neon.
LAURA
Quando hai smesso di fare il giornalista?
MICHAEL
Con la morte di Donald. Quando sono tornato al lavoro mi sono accorto che ogni
caso di cronaca mi era insopportabile. Omicidi, furti, miseria…Non riuscivo
più a guardarli con il distacco e la freddezza di un tempo. Vedevo Donald
in ogni storia…e allora ho deciso di mollare.
Il silenzio cala nella camera, mentre Laura guarda ancora fuori dalla finestra. Poggia una mano sul vetro e con un dito fa delle linee, come se seguisse un percorso immaginario.
LAURA
Ti manca, vero?
MICHAEL
Il mio lavoro?
LAURA
Donald.
Il disegnatore poggia il libro sulle gambe e annuisce, ma non parla. Deglutisce un paio di volte e poi scuote la testa.
MICHAEL
Ormai è tardi per sentirne la mancanza.
LAURA
Lui ti amava molto.
MICHAEL
Amava molto anche te.
Lei si volta e lo guarda seria, gli occhi sono lucidi.
LAURA
Lo so. L’ho amato anche io, all’inizio.
Michael annuisce e torna a guardare il libro.
LAURA
Quando è morto…
Il disegnatore alza una mano per interromperla.
MICHAEL
Non mi devi spiegazioni, Laura. Non mi devi spiegare nulla.
LAURA
Ma voglio dartele. Ho passato mesi in terapia, per essere capace di farlo.
Lui non dice altro e aspetta. Lei incrocia le braccia, come se si stringesse a se stessa.
LAURA
Quando è morto, mi sono sentita in colpa. Non perché fossi colpevole.
E neanche perché mi ci ritenessi. Ma solo perché improvvisamente
mi sono resa conto che c’erano tante cose che avrei dovuto dirgli e che avrei
voluto fargli capire e che non potevo più farlo. Donald non era perfetto,
ma era una brava persona. Era positiva e poteva dare molto.
Michael si schiarisce la gola, ma quando parla sentiamo che la voce è un po’ soffocata dall’emozione.
MICHAEL
Non era un tipo molto sicuro di sé…
LAURA
E’ vero. Però quando ci siamo messi insieme aveva dei progetti, capisci?
Delle cose che voleva fare e che potevano essere una vera svolta nella sua vita.
Quello che non riuscirò mai a farlo capire…che non posso più dirgli,
è che avrebbe potuto farlo anche senza di me.
MICHAEL
Beh, magari a lui non interessava portarli a fondo, senza di te.
LAURA
E sbagliava.
Michael la guarda perplesso.
LAURA
Erano i suoi sogni e i suoi progetti. Se li carichi sulle spalle di qualcun
altro, allora non potranno mai essere tuoi.
Il disegnatore annuisce e non dice altro. Lei si volta di nuovo verso la finestra. Dopo qualche secondo di silenzio, Michael la guarda.
MICHAEL
Ti manca?
Lei non dice nulla. Poi si volta e si avvicina alla sedia, dalla quale prende il cappotto.
LAURA
(con voce rotta)
Scusa…devo andare a stendermi un po’.
Esce dalla stanza, lasciando Michael da solo.
Dissolvenza.
Bernie è in piedi accanto a Michael, questi sta firmando un foglio, con
un’infermiera davanti che gli regge la cartellina sul quale il foglio è
poggiato.
BERNIE
Scommetto che non ti mancherà, il cibo dell’ospedale, vero?
MICHAEL
(finendo di firmare)
No, ma mi mancheranno le infermiere.
Fa l’occhiolino a quella che ha davanti, mentre sorride e lei sorride di rimando. Poi i due si dirigono all’uscita. Una volta fuori si siedono nell’auto di Bernie e lui mette in moto.
BERNIE
Ho sentito Laura, stamani.
MICHAEL
Che dice?
BERNIE
Tutte cose che mi immaginavo: il documento di Headton o Cavaziel, era falso.
A casa sua la scientifica non ha trovato nulla. Mi ha detto che sulle foto segnaletiche
non c’era il nostro uomo.
MICHAEL
Esattamente.
BERNIE
Allora passiamo oltre. Ho chiamato un amico di Atlantic City, uno fidato, fa
anche lui il giornalista. Gli ho chiesto di fare qualche ricerca di Larry Winslow,
hai presente? L’ex marito…
MICHAEL
…della Jackson. Sì, mi ricordo. E che ti ha detto?
BERNIE
Nessuna buona nuova, purtroppo. Winslow gestiva ben tre alberghi, in città.
Roba di lusso, molto pacchiana, per quelli che vanno a divertirsi. Turisti e
pezzi medio-grossi. Era abbastanza conosciuto in città, faceva delle
donazioni e si era impegnato in qualche impresa di amodernamento e cose simili.
MICHAEL
Perché ho come la sensazione che sia morto?
BERNIE
Esattamente. Si è impiccato qualche giorno fa. Anche lui.
MICHAEL
Le corde stanno tornando di moda.
BERNIE
Ah sì, su questo non ci sono dubbi. Pare che fosse pieno di debiti, con
i creditori pronti a saltargli alla gola.
MICHAEL
I suoi alberghi andavano male?
BERNIE
No, no, quelli andavano benissimo. Ma lui aveva investito nella New Economy.
MICHAEL
New Economy?
BERNIE
Già. Anni fa c’è stato il botto di Internet e tutti hanno aperto
un provider, hanno tirato su dei server, inventato il proprio motore di ricerca
e dato il proprio nome ai siti. Dopo due anni il boom si è sgonfiato
e tre quarti degli investitori si sono trovati con le chiappe all’aria. I più
fortunati sono rimasti sulla cresta dell’onda, quelli meno sono finiti in pari
e chi non era stato benedetto si è ritrovato senza un soldo.
MICHAEL
E Winslow era uno di questi ultimi?
BERNIE
Pare. I suoi alberghi gli hanno permesso di arginare un po’ i danni, ma poi
ha investito in borsa per ottenere dei soldi per pagare i suoi debiti, gli investimenti
sono stati infruttuosi, però.
MICHAEL
E si è impiccato per evitare l’umiliazione della bancarotta?
BERNIE
Così dicono. Ma la storia puzza.
MICHAEL
Enormenemente. Un uomo con tre alberghi che rendono bene non dovrebbe avere
difficoltà a trovare una banca disposta ad investirci. Il giocare in
borsa, poi…
BERNIE
Domattina parto per Atlantic City, il mio amico mi aspetta per farmi fare un
giro delle fonti.
MICHAEL
Ah magnifico. Vengo con te, se per te non è un problema, ovviamente.
BERNIE
Per me non lo sarebbe, ma temo che lo sia per il mio amico. E' un pò
paranoide, sai...
MICHAEL
Ho capito. Allora resterò qui e vedrò di darmi un'occhiata in
giro.
BERNIE
Cosa pensi di fare?
MICHAEL
Voglio vedere la casa di Warrington. Magari trovo qualcosa di interessante.
BERNIE
Pensi che la scientifica si sia fatta sfuggire qualcosa?
MICHAEL
No. Penso che la scientifica abbia potuto non fare a qualcosa che non ha a che
fare con impronte e conti correnti.
Bernie annuisce e gira velocemente il volante.
Stacco.
Vediamo Eastwood fermo davanti ad una porta. Sono stati stesi gli adesivi gialli
della polizia, sulla porta. Lui si volta e vediamo che accanto a lui c'è
Laura, lei annuisce e fa un passo avanti. Incide gli adesivi alle attaccature
della porta con un taglierino e poi ruota la maniglia, aprendo la porta. I due
entrano guardandosi intorno, la casa di Warrington è arredata in maniera
elegante, ma non sfarzosa: i mobili in legno arredano il salotto e le pareti
sono imbellite da diversi quadri. Michael si guarda in giro e si avvicina a
guardare le foto: mostrano Warrington vestito per una partita a tennis, Warrington
con la canna da pesca, vicino ad un pesce enorme, e Warrington vicino alla sua
macchina nuova.
MICHAEL
La casa non è male…
LAURA
I soldi non gli mancavano di certo. E non solo a lui…
MICHAEL
Cosa intendi dire?
LAURA
Ho dato un’occhiata a che fine hanno fatto tutti e cinque. Hai fatto caso che
ricoprivano tutti un ruolo che gli permetteva di fare un sacco di soldi?
Michael scuote la testa e osserva la libreria di Warrington, tira fuori qualche libro.
MICHAEL
Gialli. Romanzi processuali. Tutta roba così…
LAURA
Nient’altro?
MICHAEL
Guide per vacanzieri.
La poliziotta si avvicina al telefono, poggiato sopra un mobiletto. Lei apre il cassetto sottostante e ne tira fuori un block notes. Lo osserva contro luce e scuote la testa.
LAURA
Nessuna traccia di note scritte sul foglio precedente.
MICHAEL
Curioso…
LAURA
Magari non ne aveva ancora scritte o non calcava la penna.
MICHAEL
O magari strappava due pagine alla volta.
Lei lo osserva dubbiosa.
LAURA
Ti sei fatta un’idea, vero?
MICHAEL
Mi piacerebbe. Ho solo un sospetto per ora e direi che non è nulla che
possa indicarci una giusta strada.
Laura si dirige in cucina e la osserva con occhio critico, aprendo gli sportelli.
LAURA
Non sapeva cucinare un granché…ci sono solo le cose basilari.
Michael lancia uno sguardo a sua volta verso la direzione della cucina e abbozza un sorriso.
MICHAEL
E’ la stessa roba che ho io.
LAURA
(sorridendo)
Ci avrei giurato.
Sentiamo il trillo di un cellulare. Laura infila la mano dentro la tasca del cappotto e ne tira fuori un piccolo telefono.
LAURA
Pronto?
Vediamo Bernie, è poggiato al cofano di una macchina. In mano stringe una barretta di cioccolato e pare trovarsi nel mezzo di un enorme parcheggio. Soffia un certo vento, i capelli sono scompigliati e il suo impermeabile svolazza da un lato.
BERNIE
Ciao Laura, sono io.
LAURA
Ciao Bernie. Che novità ci sono?
BERNIE
Direi quasi nulla di fondamentale. Winslow era pieno di amici che gli volevano
bene, ma pare che non fosse fidanzato o sposato. Nessuna donna è saltata
fuori a piangerlo al funerale. Ho parlato con la sorella, Mary Cate Winslow,
e lei dice che il fratello non le aveva mai parlato di debiti o di affari andati
male con la New Economy.
LAURA
Magari non voleva farla preoccupare.
BERNIE
Può essere. Ma il famoso intuito Holden mi consiglia di non scartare
l’ipotesi che tabulati e lettere delle banche siano falsi.
LAURA
Prenderò in considerazione l’intuito Holden.
Michael sentendo queste parole sorride e fa un paio di passi guardando la stanza da diverse angolazioni. Poi qualcosa sembra colpirlo, aggrotta le sopracciglia e si avvicina a Laura, osservando il salotto dalla cucina. Intanto Bernie da un morso alla barretta di cioccolato e mastica.
BERNIE
Inoltre ho parlato con i suoi dipendenti. Ma nessuno sapeva nulla. Nessuno sapeva
di problemi finanziari, nessuno sapeva di soldi che mancavano, nessuno ha mai
visto una donna…
LAURA
E’ possibile che frequentasse qualcuno riuscendo a tenerla nascosta in questo
modo?
BERNIE
O era un genio del depistaggio oppure era…gay…
Bernie guarda la barretta per un attimo poi annuisce.
BERNIE
Provo a sentire negli ambienti omosessuali, che ne dici?
LAURA
Potrebbe essere un’ottima idea
.
Allontana la cornetta dall’orecchio e si avvicina a Michael.
LAURA
Vuoi dire qualcosa a Bernie?
Michael prende il cellulare e lo porta all’orecchio.
MICHAEL
Bernie, puoi restare un momento in linea? Grazie.
Michael osserva qualcosa, come un punto indefinito davanti a sè. Poi da un colpetto con il gomito a Laura indicandole la stanza davanti a loro.
MICHAEL
Guarda le pareti…
Laura le osserva dubbiosa, poi si avvicina lentamente.
LAURA
Parli dei ritratti?
Michael annuisce e fa un passo a sua volta. La mdp mostra in rapida successione tre cornici: contegono fotografie di alcune località. Il loro nome è mostrato da una targhetta appiccicata sotto: Santiago del Cile, Talcahuano, Punta Arenas. Michael si dirige rapidamente verso la libreria e tira fuori le guide turistiche, passandole velocemente a Laura che ne guarda le copertine: "Storia del Cile", "Il Cile e le sue bellezze" e altri titoli simili. Michael si guarda ancora intorno e poi riprende a parlare al telefono.
MICHAEL
Sei ancora lì, Bernie?
Bernie annuisce mentre getta via la cartina del dolcetto.
BERNIE
Sono ancora qui, Michael.
MICHAEL
Facendo finta di nulla chiedi in giro se Wellington aveva mai dimostrato un
qualche interesse particolare per il Cile.
BERNIE
Il Cile? OK, ma posso sapere perché?
MICHAEL
Oh…una botta di intuito McKean.
BERNIE
Mi piace quell’intuito. Ti chiamo quando vengo a sapere qualcosa.
MICHAEL
A dopo.
Chiude la conversazione e passa il cellulare a Laura.
MICHAEL
Potrebbe essere un vicolo cieco, bada bene.
Lei scrolla le spalle.
LAURA
Vale la pena tentare.
Stacco.
I due sono seduti nell’ufficio di Laura e stanno studiando dei fascicoli. Michael
alza un foglio e lo mostra a Laura.
MICHAEL
Dal ’69 all’84 Warrington ha seguito un master in Economia a Yale.
LAURA
Wellington invece ha seguito, nello stesso periodo di tempo, un master di marketing.
MICHAEL
Che dicono gli altri?
Laura allunga un braccio e prende un foglio, tenuto tra due fascicoli.
LAURA
Vediamo…Fincher lavorava in una ditta che ha chiuso, dal ’69 all’84. La Jackson
faceva la reporter per la WRC, un canale che ha chiuso, dal ’69 all’84… (sospira)
tutti quanti hanno avuto da fare in quel lasso di tempo.
MICHAEL
Tutti in ambienti nel quale è facile inserire dei dati falsi…
Laura si poggia allo schienale della sedia e allunga i piedi sul tavolo, mentre si stiracchia.
LAURA
Pensi che avessero qualcosa in comune tutti quanti?
MICHAEL
Tiriamo le somme. I loro cinque processi sono stati controllati dalla stessa
persona, qualcuno di cui non si sa il nome e che sembra avere una certa facilità
nell’infiltrarsi in luoghi pubblici con false identità. I loro cinque
processi sono stati chiusi ai giornalisti, come se la loro faccia o quella di
chi lo controllava, non dovesse essere vista da nessuno. Ammetterai che la cosa
si fa dubbia.
Laura annuisce e guarda la sua lampada.
LAURA
Michael…credo che sia qualcosa di governativo.
Michael annuisce e non dice altro.
LAURA
Se sono stati agenti del governo, sia esso la CIA o l’FBI, rischiamo di sollevare
un polverone, continuando ad indagare.
MICHAEL
Lo so, lo so. Hai qualche contatto con i federali?
LAURA
Ho un amico che fa l’analista per loro. Potrei sentire cosa ha da dire, in via
confidenziale…
MICHAEL
Io torno a casa, ho bisogno di pensare un po’…
Quando è sulla porta Laura lo richiama, lui si volta.
LAURA
Prudenza, eh?
Lui sorride ed esce dall’ufficio.
Stacco.
La mdp inquadra in distanza Michael che esce dalla stazione di polizia e si
ferma sul bordo del marciapiede, in attesa di un taxi. La mdp indietreggia lentamente
e mostra una macchina ferma al lato della strada, appena un taxi si ferma e
il disegnatore ci sale sopra, la macchina parte e lo segue.
Stacco.
Michael sta entrando in casa sua, si toglie la giacca e va verso la cucina.
Apre il frigo e lo studia un po’, poi tira fuori della carne e recupera una
piastra da un armadietto. In quel momento suona il suo telefono. Il disegnatore
lascia tutto e va a rispondere.
MICHAEL
Pronto?
DONNA
Signor McKean?
MICHAEL
In persona. Chi parla?
DONNA
Mi chiamo Jennifer O’Loone, so che il mio nome non le è nuovo.
Michael sembra stupefatto. Si siede su una sedia.
MICHEAL
Come fa a saperlo?
JENNIFER
Ho qualche amico ben informato anche io, signor McKean.
MICHAEL
Capisco…Cosa posso fare per lei, signora O’Loone?
JENNIFER
E’ quello che possiamo fare l’uno per l’altra, signor McKean. Ho bisogno di
parlarle il prima possibile.
MICHAEL
Sì, certo. Non credo ci siano problemi…Se mi vuole dire dove posso…
JENNIFER
Sono a due isolati da casa sua. Se per lei non è un problema sarò
da lei tra qualche minuto.
Michael balza in piedi e si guarda intorno.
MICHAEL
Come fa a…no, va bene, lasciamo perdere. L’aspetto qui, allora?
JENNIFER
Suonerò davanti al suo vialetto, lei esca di corsa e salga in macchina.
Parleremo per strada, sarà più sicuro.
MICHAEL
Mi sembra esperta…
JENNIFER
Se anche non lo fossi, quello che è successo agli altri mi ci avrebbe
fatto diventare. A fra poco.
La conversazione si interrompe. Michael si avvicina alla porta
con il giubbotto in mano e se lo infila lentamente, scrutando fuori attraverso
la finestra. Spegne le luci del salotto e scosta la tenda per vedere meglio.
Improvvisamente fa la sua comparsa in strada una Saab. Vediamo che le luci si
accendono e si spengono velocemente, Michael esce rapidamente di casa e si infila
dentro l’auto. Questa sgomma via, dopo che si è allontanata vediamo passare
un’altra macchina che la segue.
Michael si trova accanto ad una donna di mezza età, i capelli neri raccolti
in una treccia. Guida con abilità, mentre controlla nervosamente lo specchietto
retrovisore.
JENNIFER
Abbiamo poco tempo, signor McKean. Sono stata seguita.
Michael si volta a guardare dietro di loro.
MICHAEL
Da chi?
JENNIFER
Suppongo che lei lo sappia di già.
MICHAEL
Cavaziel? O Headton o come diamine si chiama…
JENNIFER
In nessuno di quei modi, signor McKean.
MICHAEL
Lavora per il governo, vero?
JENNIFER
Vero.
MICHAEL
E anche lei lavorava per il governo, vero?
JENNIFER
Vero.
MICHAEL
E così anche i suoi amici morti, vero?
JENNIFER
Sì, vero.
MICHAEL
Cosa sapete di così grave? Perché vi stanno ammazzando?
JENNIFER
Perché si sono messi in testa che non siamo più affidabili. Perché
pensano che potremmo rivelare tutto.
MICHAEL
Tutto cosa?
La donna sorride sarcastica e scuote la testa.
JENNIFER
Ho giurato di servire questo paese e di proteggerlo, signor McKean. Non esiste
che le racconti tutto quanto come se mi stessi confessando dal prete. Dovrà
arrivarci da solo o farmi le domande giuste.
La mdp inquadra il retro della macchina e vediamo che l’auto che la seguiva ci va a sbattere violentemente contro. La macchina sulla quale sta Michael sbanda violentemente di lato, la mdp inquadra la donna che impreca a denti stretti mentre cerca di tenere il controllo del volante. Michael guarda alle sue spalle, la mdp inquadra la macchina che li insegue, i fari accecanti e una figura indistinta che guida.
MICHAEL
Maledizione!
JENNIFER
Cerco di seminare il bastardo! Se lei ha un’arma, farà bene ad usarla!
MICHAEL
Non ho nessuna arma! Sono un giornalista, per Dio!
La macchina che li insegue coccia ancora contro il loro parafanghi e la macchina sbanda nuovamente.
JENNIFER
Raymond Couriez ce l’aveva lo stesso!
La macchina alle loro spalle accelera e li affianca. Poi si
scontra contro di loro con violenza. La donna e Michael urlano mentre la loro
auto finisce fuori strada e va a sbattere contro un lampione. Cala il silenzio
sulla strada, vediamo che l’auto inseguitrice si ferma poco lontana. Lo sportello
dal lato del guidatore si apre e ne scende Cavaziel/Headton, si avvicina all’altra
macchina con una pistola in pugno. Si avvicina lentamente all’auto di Michael,
il cofano è piegato all’interno e il lampione si è piegato verso
il tetto della macchina. Dal motore esce un sibilo fastidioso, la portiera accanto
al guidatore si apre e la mdp inquadra Michael che ne cade fuori, con del sangue
che cola da un taglio sulla tempia sinistra. Striscia lontano dalla macchina,
lentamente, cercando di allontanarsi. Cavaziel apre lo sportello del guidatore
e vediamo O’Loone riversa sul volante. Quando lo sportello si apre lei si volta
verso Cavaziel e lo guarda. Anche lei ha un taglio sulla fronte e il sangue
le cola negli occhi. Cavaziel gli punta contro l’arma, lei allunga la mano davanti
a sé, come per fermarlo. Lui non si ferma e spara cinque colpi contro
la donna, la mdp lo inquadra da sopra il tettuccio dell’auto, il volto illuminato
a intermittenza dalle esplosioni. Michael si rialza e corre via, andando a nascondersi
dietro un cassonetto della spazzatura, mentre sta correndo Cavaziel alza l’arma
e gli spara contro un paio di colpi. Il primo lo manca, il secondo va a colpire
il cassonetto. Sentiamo delle sirene in lontananza, Cavaziel si guarda nella
direzione dalla quale arrivano i suoni, poi lancia un altro sguardo al cassonetto,
prima di risalire in macchina e partire.
Stacco. Laura entra in un bar molto affollato e si guarda intorno, indagatrice.
Poi si dirige con passo sicuro verso un bancone e si siede accanto ad un giovane
ragazzo biondo. Indossa una giacca in pelle e sta bevendo un bicchiere di liquore,
mentre guarda un telegiornale su un televisore appeso in alto.
LAURA
Ciao Derrek.
Il giovane si volta e le sorride nervoso.
DERREK
Laura…ciao…che ci fai qui?
LAURA
Avevo bisogno di parlarti. Hai un minuto?
Il giovane beve dal bicchiere e si guarda intorno, poi si sporge leggermente verso di lei e parla a bassa voce.
DERREK
Nel vicolo sul retro.
Si alza e lascia delle banconote sul bancone. Lei rotea gli
occhi e scuote la testa.
Stacco.
I due sono in un vicolo all’esterno, fuori ha cominciato a piovere.
DERREK
Ti ho detto mille volte di non cercarmi qui.
LAURA
Se mi dessi il tuo cellulare potremmo metterci d’accordo per altri luoghi, ma
tu insisti a non darmelo.
DERREK
Sono sposato, per Dio. Come spiego a mia moglie che un’altra donna ha il mio
numero di cellulare? Tu non hai idea di quanto sia gelosa…
Laura sbuffa e fa qualche passo per il vicolo, mentre lui controlla nervosamente che non ci sia nessuno.
LAURA
Ascolta, hai letto il messaggio che ti ho inviato?
DERREK
Altro errore madornale! Non si lasciano messaggi simili! Si chiede sempre di
venire richiamati!
LAURA
Ma tu non richiami, Derrek! Potrei aspettare la nuova glaciazione, prima di
avere tue notizie, cazzo.
DERREK
Sono un uomo occupato, Laura. Lavoro per l’FBI se te lo fossi dimenticato.
LAURA
No, non me lo sono dimenticato. E’ per questo che sono qui, non per vederti
sbroccare in mezzo ad un vicolo mentre piove.
L’uomo sospira e si passa una mano tra i capelli.
DERREK
Comunque sì, ho letto la tua nota. Ho fatto qualche domanda in giro,
ma quello che ho trovato non mi è piaciuto granché.
Laura si fa ancora più seria e fa un passo avanti.
LAURA
Cosa hai scoperto?
DERREK
Nulla. Però le facce dei colleghi a cui ho chiesto degli omicidi non
mi fa presumere nulla di nuovo. Potrebbe esserci di mezzo un’altra agenzia,
temo…
LAURA
Un’altra agenzia? Intendi dire la CIA?
Derrek serra le labbra e le fa cenno di zittirsi, gli occhi quasi fuori dalle orbite.
DERREK
Non fare nomi, maledizione! Non fare nomi.
Laura sospira e si guarda intorno.
DERREK
Non posso sapere altro se non mi da qualche dato più preciso.
LAURA
Ma i nomi? Li hai cercati?
DERREK
Li ho cercati. Non ho trovato nulla di particolare, il che mi fa pensare che
o sono schede fasulle o sono veramente strani.
LAURA
Per quale motivo?
DERREK
Ho visto schede false, in questi anni. Questa ha tutto l’aspetto di esserlo.
Non chiedermi perché, ma ci sono delle piccole cose che notano solo un
occhio esperto e che mi fanno pensare che siano state create ad arte. Se tu
riuscissi a farmi avere qualche altro dato potrei passarlo ad un mio amico…lui
potrebbe aiutarci.
Laura sbuffa.
LAURA
Quando avrò qualche dato te lo darò, allora. Grazie, eh?
Fa per andarsene, ma l’amico la trattiene per un braccio.
DERREK
Aspetta…non ti incazzare, io sono dalla tua parte…
LAURA
E si vede, cribbio.
DERREK
Non posso fare miracoli. Dammi qualcosa su cui lavorare e farò il possibile.
LAURA
Va bene. Allora trovami Daniel Pendleton. Ha fatto perdere le sue tracce, dopo
il processo. Devo trovarlo a tutti i costi. Pensi di farcela?
DERREK
Nessun problema.
LAURA
Derrek…
DERREK
Laura, ti assicuro che te lo trovo. Dammi un paio di giorni.
LAURA
Prima.
DERREK
Dammi il tempo, va bene?
Lei sbuffa se ne va. Derrek saluta con una mano e fa ritorno
nel bar.
Stacco.
Vediamo Bernie seduto in un locale, che beve qualcosa. Un ragazzo giovane, non
oltre i vent’anni, si avvicina a lui e gli sorride. Sembra uscito da una discoteca,
veste con abiti alla moda.
RAGAZZO
Ciao! Non ti avevo mai visto qui. Sei nuovo?
Bernie gli sorride ed annuisce.
BERNIE
Ma non credo di essere adatto a te.
RAGAZZO
Adoro chi ha un po’ di ciccia…mi fa uscire di testa, sai?
BERNIE
Sono dell’altra sponda, ragazzo.
Il ragazzo storce la bocca.
RAGAZZO
Oh peccato…
BERNIE
Già…Comunque fa piacere sapere di avere qualche possibilità, in
caso.
Il ragazzo gli sorride e prende posto vicino a lui.
RAGAZZO
Se non sei qui per compagnia cosa cerchi?
BERNIE
(sorridendo)
Informazioni. Tu vieni qui spesso?
RAGAZZO
Sono una delle colonne di questo posto.
Il giornalista annuisce ed estrae una foto dalla tasca.
BERNIE
Conosci quest’uomo? Si chiama Larry Winslow.
Il ragazzo guarda la foto con attenzione e poi annuisce.
RAGAZZO
Sì, lo vedevo qui spesso.
BERNIE
Ah. Vi frequentavate?
RAGAZZO
No, troppo magro per i miei gusti. Però ci usciva un mio amico, Eddie.
BERNIE
Si può parlare con lui? Ho una certa urgenza…
Il ragazzo non dice nulla e guarda Bernie dubbioso. Il giornalista sorride rassicurante e prende il portafogli.
BERNIE
Ascolta: non ho cattive intenzioni, te lo assicuro. Sto scrivendo un articolo,
su questo Winslow e ho bisogno di informazioni sicure. Il tuo amico non avrà
problemi, io avrò il mio articolo e tu…avrai 100 dollari.
Bernie gli mostra una banconota che stringe tra le dita. Il
ragazzo non dice nulla, poi la prende e si alza dal tavolo, facendogli cenno
di seguirlo.
Stacco.
Bernie è dentro una stanza d’albergo, seduto sul letto c’è un
giovane. Non si rade da diversi giorni e ha gli occhi scavati. Sta fumando nervosamente
una sigaretta e guarda Bernie, che osserva la stanza. Le mura presentano diverse
macchie di umidità e l’intonaco è crollato in diversi punti.
EDDIE
Cosa vuoi?
BERNIE
Avrei qualche domanda da farti su Larry Winslow…
Eddie lo guarda nervoso e espira il fumo.
EDDIE
Sei uno sbirro?
BERNIE
Peggio. Un giornalista.
EDDIE
(sbuffando)
Stessa genia.
BERNIE
(prendendo una sedia)
Così mi spezzi il cuore. Allora, possiamo parlare di Winslow?
EDDIE
Cosa vuoi sapere?
BERNIE
Mi risulta che foste amici.
EDDIE
Ci vedevamo spesso. A lui piacevano quelli più giovani e a me piaceva
lui.
Il giornalista tira fuori una penna e il notes.
BERNIE
Era una questione di soldi o c’era dell’affetto?
EDDIE
La seconda.
BERNIE
Che bella cosa l’amore…
Eddie lo squadra per un attimo, poi gli mostra il dito medio. Bernie sorride e scuote la testa.
BERNIE
Ti è parso nervoso, ultimamente? Sembrava preoccupato?
EDDIE
No.
BERNIE
Secondo te perché si è suicidato?
Eddie non dice nulla e si accende un’altra sigaretta. Bernie annuisce e accavalla le gambe.
BERNIE
Come mai stai chiuso in questa topaia?
EDDIE
Chi ti dice che non mi piaccia starci?
BERNIE
(ghignando)
Come vuoi. Ti ha mai parlato di problemi finanziari?
Il ragazzo lancia via la sigaretta e si volta inferocito contro il giornalista.
EDDIE
Ma cosa cazzo vuoi da me? Cosa vai cercando?!
BERNIE
(serio)
Chi ha ucciso il tuo amante.
Eddie sembra come sgretolarsi, dapprima non dice nulla, poi
poggia il viso tra le mani e comincia a singhiozzare. Bernie sospira e gli da
una pacca sulla spalla.
Stacco.
Vediamo due paramedici che trasportano una sacca nera sopra una barella, la
sacca deve ancora essere chiusa e intravediamo il volto di Jennifer O’Loone.
La mdp segue il tragitto della barella, poi, quando passa davanti al retro di
una ambulanza, si ferma. Seduto c’è Michael, con un dottore che gli sta
tamponando una ferita. Davanti a lui c’è Laura, poggiata al portello
della vettura, a braccia incrociate.
LAURA
Ti facevi così male, quando facevi il giornalista?
MICHAEL
Questo lavoro è diventato pericoloso…ora mi ricordo perché ho
smesso.
Laura sorride e guarda il dottore.
LAURA
Allora, doc?
DOTTORE
Quattro punti. Poteva andare peggio, però dovrebbe stare a riposo per
un paio di giorni e vorrei farle un esame per assicurare che non ci sia commozione
cerebrale.
Michael sbuffa.
MICHAEL
Se trovo la strada per l’ospedale sarà il primo a saperlo, glielo prometto.
Il dottore osserva perplesso Laura che gli sorride e gli da una pacca sul braccio.
LAURA
Non ti preoccupare, doc, me ne occupo io.
Il dottore annuisce e se ne va via. Michael si tasta la tempia e fa una smorfia di dolore, mentre Laura si siede accanto a lui e poggia il capo sulla spalla del disegnatore. Lui la osserva un po’ imbarazzato.
MICHAEL
Guarda che hanno sparato addosso a me…
LAURA
Sono stanca. Ho ancora due omicidi da risolvere e questa faccenda da sbrogliare…
Michael annuisce. Lei si passa una mano sugli occhi.
LAURA
(sorridendo)
E’ tutta colpa tua. Dovevi proprio accorgerti di quel maledetto disegno?
Michael sorride a sua volta.
MICHAEL
Sono fatto così. Mi piace tenere la gente impegnata.
LAURA
Ascolta…
MICHAEL
Dimmi.
LAURA
Dopo che questa storia sarà finita…verresti a cena da me una sera?
Michael sorride amaro e guarda davanti a sé.
MICHAEL
Sai…quando è morta mia moglie…pensavo che la mia vita fosse vuota. Ma
dopo che è morto Donald mi sono accorto che allora la mia vita sarebbe
stata vuota veramente. Ho amici, certo. C’è Bernie e ci sono gli amici
del bar dove vado di solito…Ma Donald era rimasto un punto fisso della mia vita.
E ora…mi sembra solo che ogni giornata debba essere impegnata per riempire il
buco che mi divide dal tornare a dormire. Vedere morire mia moglie è
stato terribile, ma perdere mio figlio è stato addirittura insopportabile.
Ti illudi di essere immortale fino a quando qualcuno si ricorderà di
te e quando anche lui è scomparso mi sono reso conto che nessuno si ricorderà
mai di me.
LAURA
Io mi ricorderò. E anche Bernie.
MICHAEL
Già…
LAURA
Casa mia è vuota. Non ho un compagno, ho pochi amici. I miei pasti si
consumano davanti alla TV, da sola ogni sera. Faccio gli straordinari perché
tornare a casa e trovarla deserta mi fa star male.
MICHAEL
Sei giovane, troverai qualcuno di adatto prima o poi.
LAURA
Non lo dubito. E mi farò una nuova famiglia e forse dei figli…
MICHAEL
Già…tornerai dal lavoro per vederli scorrazzare per casa mentre giocano
a guardie e ladri.
Laura ride e si asciuga una lacrima.
MICHAEL
(ridendo)
Sarà un po’ come portarsi il lavoro a casa…
Tutti e due ridacchiano e Laura si asciuga un’altra lacrima.
LAURA
Quello che voglio dire è che la morte di Donald e anche la nostra separazione…non
voglio che significhi che perderò anche te. Ti voglio bene, quando ci
siamo conosciuti mi hai accolta come una della famiglia ed io questo non l’ho
dimenticato. Donald ti aveva raccontato che ho perso i genitori e so che hai
fatto in modo che la vostra potesse essere, per me, una seconda famiglia.
MICHAEL
Sì…beh…
LAURA
Beh per me è ancora così. Abbiamo tutti e due perso qualcosa,
Michael, non ha senso che ci perdiamo l’un l’altro.
Michael fa per rispondere quando sentiamo il trillo di un cellulare. Laura si ricompone e prende il suo dalla tasca.
LAURA
Pronto?
La mdp inquadra una donna seduta in mezzo alla stazione di polizia, è davanti ad un computer e sta scribacchiando in maniera furibonda su di un block notes.
JANET
Laura? Sono Janet. Ho trovato quel nome che mi hai detto di cercare. Raymond
Couriez, giornalista, giusto?
LAURA
Sì, sì, lui. Cosa hai scoperto?
JANET
Uhm…faceva il reporter per il Chronicle. E’ morto nell’81, in Cile, pare sia
stato ucciso durante un agguato. Colpi di arma da fuoco.
LAURA
Stampami la scheda e lasciamela sulla scrivania, per favore.
JANET
Ricevuto.
Laura chiude la conversazione e guarda Michael.
LAURA
E’ ora di tirare qualche filo.
Stacco.
I due sono seduti in macchina, Laura guida per le strade notturne.
MICHAEL
Durante la dittatura di Pinochet, il governo americano ha fornito esperti per
addestrare le truppe alle tecniche di tortura. I cinque erano sicuramente impegnati
in quell’occasione. Nel periodo in cui quel pazzo ha governato i nostri uomini
erano tutti impegnati in qualche attività che potrebbe essere stata una
copertura.
LAURA
Quindi lavoravano per la CIA.
MICHAEL
CIA, servizi segreti, esercito, poco importa. Lavoravano per il governo.
LAURA
OK, diciamo. E le donne?
MICHAEL
Venivano infiltrate vestite da suore. Le vittime delle torture venivano sottoposte
a trattamenti per giorni interi, poi arrivavano loro, vestite da suore, e li
convincevano che avrebbero accolto la confessione e che sarebbe rimasto tra
loro e il Signore. Dopo di che riferivano ai superiori. Amnesty International
ha un ampio dossier sull’argomento.
LAURA
E poi cosa è successo?
MICHAEL
Di preciso non posso dirtelo, ma facciamo delle ipotesi. Il regime cade e questi
vengono richiamati, poi, ad un certo punto delle loro vite, chi prima, chi dopo,
lasciano il servizio. Si ritirano a vita privata, si fanno una nuova identità,
due di loro addirittura si sposano tra di loro.
LAURA
Ma qualcosa comincia ad andare storto. Per un motivo o per l’altro finiscono
tutti in qualche casino e, di conseguenza, in un tribunale.
MICHAEL
Esattamente. Qualcuno ci finisce per cause normali…
LAURA
Come un divorzio.
MICHAEL
O come Warrington che si ritrova coinvolto in una rissa con quattro idioti che
pensano di aggredire un tranquillo signore di mezza età e invece si ritrovano
pestati a sangue da un ex militare.
LAURA
E la O’Loone?
MICHAEL
Probabilmente ha cercato di sfruttare le sue conoscenze e si è fatta
beccare. Ma quello che sa e il suo passato le permette, tutto sommato, di uscirne
pulita. Infatti la trovi a dirigere una scuola per giovani ricche.
LAURA
Fincher, invece, non è uscito tanto sano dalla faccenda e tira su un
gruppo paramilitare e ha organizzato un attentato.
MICHAEL
Non sapremo mai a chi. Ma mi sorge il dubbio che fosse quella cilena.
LAURA
Quando becchiamo Fincher nascono i primi casini. Durante l’interrogatorio dice
che può incastrare qualche pezzo grosso, che può dare delle informazioni,
che ha qualche dato…insomma dice qualcosa di scomodo.
MICHAEL
Esatto. E qui appare il signor Cavaziel o in qualunque modo si chiami.
LAURA
Chi sarà?
MICHAEL
Il loro angelo custode. Questi sono praticamente delle mine vaganti e il governo
deve comunque tenerli sotto controllo. La notizia di Fincher arrestato è
arrivata sicuramente prima a lui e poi a te. Scopre che Fincher vuole cantare
e allora lo toglie di mezzo.
LAURA
Il che vuol dire che la stazione è peggio di un colabrodo…
MICHAEL
Se ti può consolare, lo è sempre stata.
LAURA
Ah bene…
MICHAEL
Il problema diventano gli altri, evidentemente. Un po’ perché non sa
che ruolo potessero avere nel piano di Fincher, un po’ perché non sa
come reagiranno quando sapranno della sua morte.
LAURA
E per questo li ammazza tutti.
MICHAEL
Già. Magari è andato a parlare con uno di loro e questi non ha
reagito molto bene alle sue minacce…e allora ha deciso, o ha ricevuto l’ordine,
di ucciderli tutti.
LAURA
E ne manca solo uno.
MICHAEL
E lo dobbiamo trovare a tutti i costi. Se lui testimonia incastriamo il nostro
uomo.
Laura svolta con la macchina.
Stacco.
Vediamo Bernie al cellulare, sentiamo fuori campo una suoneria. Laura è
seduta nel suo ufficio e sta leggendo alcune carte, il suo cellulare suona all’improvviso.
LAURA
Pronto?
BERNIE
Sono io, Laura.
LAURA
Dimmi.
BERNIE
Roba grossa. Winslow frequentava un ragazzo, da queste parti, un certo Eddie…
LAURA
E allora?
BERNIE
Winslow doveva sentire avvicinarsi la sua fine, perché ha consegnato
al ragazzo un CD. L’ho guardato su un computer in un Internet Café: è
praticamente il suo diario.
LAURA
Diario?
MICHAEL
C’è tutto, Laura, ci sono i nomi, le date, le porcherie fatte. Questo
è un Pulitzer…o la mia rovina. Dov’è Michael?
LAURA
E’ andato in bagno. Tu che farai ora?
BERNIE
Mi sto per imbarcare sull’aereo per Chicago. Sarò lì tra poche
ore. Appena atterro vi chiamo, va bene?
Qualcuno bussa alla porta dell’ufficio della poliziotta. Lei alza lo sguardo e vede attraverso la porta a vetri due uomini vestiti in nero, elegantemente.
LAURA
Scusa, devo andare.
Spegne la conversazione e mette il cellulare sulla scrivania, poi sorride ai due uomini e gli fa cenno di entrare. Questi entrano dentro l’ufficio e, una volta davanti alla scrivania, mostrano un distintivo. Uno dei due (William H. Macy) parla.
YORK
Agenti York e Sanders, lavoriamo per il governo.
Laura annuisce e mostra le sedie ai due.
LAURA
Prego, accomodatevi. Posso aiutarvi?
YORK
Restiamo in piedi, grazie. Siamo qui per parlare di Fincher, ha presente a chi
ci riferiamo?
Laura si fa seria e annuisce. Si alza in piedi e prende un fascicolo dal tavolo, lo sposta, poggiandolo sopra il cellulare e sorride ai due uomini.
LAURA
Porto questo documento ad un collega e sono a vostra totale disposizione. Datemi
un minuto.
Si allontana dalla scrivania e la mdp mostra la scrivania, dove era poggiata la scheda: ora il cellulare non c’è. Laura sta per uscire dall’ufficio, quando uno degli agenti la richiama.
YORK
Lei sa dove si trova Michael McKean? Abbiamo delle domande da fare anche a lui
e ci risultava si trovasse qui con lei.
Laura sorride e scuote il capo.
LAURA
Sì, era qui. Ma è andato via pochi minuti fa. Torno subito.
Esce rapidamente dall’ufficio e si muove attraverso la centrale. La mdp la mostra mentre posa il fascicolo su di una scrivania, poi si dirige con passo sicuro verso una porta sulla quale è appesa la targhetta:
"Uomini"
Entra dentro e vediamo che c’è Michael impegnato a lavarsi le mani, un altro uomo sta facendo i suoi bisogni contro l’orinatoio a muro. Michael la osserva sorpresa.
MICHAEL
Laura? Hai sbagliato bagno?
POLIZIOTTO
Armstrong! E’ il bagno degli uomini questo!
LAURA
Non ora, Steve. E poi ne ho visti di più grossi.
STEVE
‘fanculo…
Prende Michael per un braccio e si fa seguire fino alla porta.
LAURA
(sottovoce)
C’è il governo nel mio ufficio. Vogliono parlare di Fincher e hanno chiesto
anche di te.
MICHAEL
Merda…
LAURA
Ha chiamato Bernie: ha ottenuto un CD di Winslow con una specie di confessione,
ci sono tutti i dati necessari. Prendi questo.
Laura da il cellulare a Michael che lo infila in tasca.
LAURA
Vai via, ti chiamo quando quelli se ne sono andati. E cerca in memoria, c’è
il numero di un certo Derrek, chiamalo. Digli che ti mando io e che vuoi sapere
qualcosa su Daniel Pendleton. Va bene?
Michael annuisce, lei sta per uscire dal bagno e lui le mette una mano sulla spalla.
MICHAEL
Fa attenzione, mi raccomando.
Lei annuisce ed esce.
Stacco.
Michael è fermo in mezzo ad un parco. Vediamo una coppietta che passa
mentre fa jogging, poco lontano dei bambini stanno su di una altalena e le loro
risate eccheggiano nell'aria. Michael si guarda intorno e vede una coppia seduta
su di una panchina, impegnata a scherzare a farsi le coccole. Dietro di lui
c’è una fontana dalla quale zampilla l’acqua. Michael si osserva a guardare
gli schizzi che brillano alla luce del giorno, un cane si avvicina correndo
e si mette ritto sulle zampe di dietro, per leccare dalla fonte. Improvvisamente
squilla il cellulare, Michael lo porta all’orecchio dopo aver premuto un tasto.
MICHAEL
Pronto?
DERREK
Sono Derrek, ci siamo sentiti prima al telefono, signor McKean.
MICHAEL
Hai trovato Pendleton?
DERREK
Sì, l’ho trovato. Abita al 24 di JFK Avenue.
MICHAEL
So dove si trova, grazie.
Chiude la conversazione e si muove rapidamente verso il ciglio
della strada, con il braccio alzato per chiamare un taxi.
Stacco. Michael bussa ad una porta, sentiamo dei passi dall’interno e questa
viene aperta da un uomo con i capelli neri pettinati all’indietro (Michael Madsen).
Guarda Michael con curiosità.
MICHAEL
Signor Pendleton?
PENDLETON
Sono io. E lei è…
MICHAEL
Mi chiamo McKean, dovrei parlarle di qualcosa di urgente.
Michael gli mostra il suo cartellino da giornalista e Pendleton la osserva perplesso.
PENDLETON
Un giornalista?
MICHAEL
Lei conosceva Stephen Fincher, giusto?
Pendleton annuisce e apre la porta zanzariera, facendo cenno a Michael di entrare. Il giornalista entra.
MICHAEL
Grazie.
I due si accomodano nel piccolo salotto di Pendleton, arredato modestamente. Pendleton stava guardando un telegiornale e spegne la TV con un telecomando.
PENDLETON
Le posso offrire qualcosa?
MICHAEL
No, la ringrazio. Se per lei non è un problema vorrei andare direttamente
al punto.
Pendleton si massaggia il mento e respira a fondo, poi si siede.
PENDLETON
Come mi ha trovato? Il mio numero non appare sull’elenco.
MICHAEL
In effetti non è stato facile, signor Pendleton.
L’uomo annuisce e guarda il disegnatore senza dirgli nulla. Michael da un colpo di tosse e si sporge in avanti.
MICHAEL
Io so, signor Pendleton. So di lei, di Fincher, di O’Loone, Winslow, Jackson.
E so del Cile.
Pendleton inclina il capo e abbozza un sorriso.
PENDLETON
Ah sì? Suppongo di dovermi complimentare, allora…
MICHAEL
Non sono qui per i complimenti, glielo assicuro. Sono qui perché c’è
un grosso problema in vista.
Stacco.
Vediamo Bernie che sta attraversando un tunnel per passeggeri, in un aereoporto.
Ha una borsa a tracolla e sembra molto stanco. La mdp mostra, nella sala d’attesa,
un uomo biondo con un paio di baffetti curati che guarda lo sbocco del tunnel.
La mdp inquadra a lungo in viso e capiamo che si tratta di Cavaziel, mascherato.
Questi tira fuori un porta sigarette dalla giacca, ne prende una e se la mette
tra le labbra, quando lo rimette all’interno della giacca, vediamo che porta
una pistola, sotto. Bernie sbuca dal tunnel e si guarda intorno, poggia la borsa
a terra ed estrae il suo cellulare, mentre Cavaziel gli si avvicina lentamente.
La musica aumenta di intensità mentre Bernie compone un numero sulla
tastiera, la mdp inquadra il suo dito che sta per dare il comando di chiamata,
quando la voce di Cavaziel giunge da fuori campo.
CAVAZIEL
Signor Holden?
BERNIE
Sì?
Cavaziel sorride e allunga una mano, Bernie gliela stringe curioso.
CAVAZIEL
Mi chiamo William Leary. Sono stato mandato da Laura per prenderla e portarla
da lei.
Bernie guarda l’uomo e poi il cellulare e sorride.
BERNIE
La stavo giusto per chiamare, ma guarda…
Cavaziel sorride e si china a sollevare la valigia di Bernie.
CAVAZIEL
Abbiamo controllato la lista passeggeri dell’aereoporto di Atlantic City per
rintracciarla. Laura non voleva perdere tempo, le cose sono diventate calde,
qui.
Bernie lo guarda ancora perplesso. Cavaziel non dice nulla per qualche secondo e poi sorride.
CAVAZIEL
Signor Holden, se non si fida chiami pure Laura, non ci sono problemi. Però
faccia in fretta che ho parcheggiato da schifo e non vorrei mi portassero via
la macchina.
Bernie sorride a sua volta e mette via l’apparecchio telefonico.
BERNIE
Mi scusi…il viaggio…sono un po’ rintronato.
Cavaziel gli fa l’occhiolino e muove un passo.
CAVAZIEL
Venga con me. In macchina si potrà riposare un po’ gli occhi.
Bernie si affretta a seguirlo.
Stacco.
Michael è seduto davanti a Pendleton che lo osserva mentre annuisce.
PENDLETON
Sono stupefatto, signor McKean. Anni fa non avrei mai pensato che qualcuno sarebbe
riuscito a risalire a tutta questa storia. Ma poi sono cambiate tante cose…e
ne sono successe altrettante…
Michael annuisce, mentre Pendleton si alza in piedi.
PENDLETON
Io mi faccio un whisky, sicuro di non volere farmi compagnia?
MICHAEL
La ringrazio, non ne voglio. Signor Pendleton, sarebbe importante andare quanto
prima alla polizia. Credo che lei sia in pericolo di vita.
Pendleton scompare dalla inquadratura e lo sentiamo armeggiare, fuori campo.
PENDLETON
(fuori campo)
Pensa che mi vogliano uccidere?
MICHAEL
Temo di esserne quasi sicuro, signor Pendleton.
PENDLETON
(fuori campo)
E per quale motivo? Non ho intenzione di parlare, io.
MICHAEL
Beh credo che ormai per loro questo conti poco. Una volta che hanno cominciato
penseranno di levarsi di torno tutti quanti, per essere sicuri. E poi lei anni
fa è stato processato per omicidio colposo. Così come ci sono
arrivato io, qualcun altro prima o poi potrebbe arrivare a lei…
PENDLETON
(fuori campo)
Anche prima.
MICHAEL
Come?
PENDLETON
(fuori campo)
Sa chi è il tizio che ho ammazzato?
MICHAEL
No, non lo so…
PENDLETON
(fuori campo)
Un altro giornalista ficcanaso…
Michael balza in piedi e si gira su se stesso. Pendleton si trova in piedi, davanti all’entrata per la cucina, con in mano una pistola con silenziatore, puntata contro di Michael. Il giornalista alza le mani, mentre Pendleton scuote la testa.
PENDLETON
Del resto qualcuno che tenesse d’occhio i movimenti degli altri quattro ci doveva
essere.
MICHAEL
E questo qualcuno era lei, vero?
Pendleton fa un mezzo inchino e guarda Michael duro.
PENDLETON
Mi avevano avvisato che sarebbe passato a cercarmi, McKean. Ma non pensavo che
mi avrebbe trovato veramente.
MICHAEL
Avevo pensato che si trattasse di un colpo di fortuna.
PENDLETON
Ah si?
MICHAEL
Ma ora non ne sono più tanto convinto…
Pendleton ride e alza il cane dell’arma.
PENDLETON
Pazienza. A volte si vince e a volte si perde.
Michael si getta di lato mentre Pendleton spara, sentiamo Michael urlare e accasciarsi a terra. Pendleton si avvicina, il disegnatore spinge con i piedi il tavolo in vetro dell’uomo. Pendleton ci sbatte contro e cade sopra, sfondando il vetro e mandandolo in frantumi. Michael si rialza e si avvicina all’uomo e lo colpisce con un pugno al volto. Pendleton geme e para un secondo colpo, poi allunga una piedata allo stomaco del disegnatore, facendolo indietreggiare. Si rialza in piedi e si avvicina a Michael e lo colpisce ancora al volto con un pugno. Michael indietreggia ancora, mentre Pendleton fa per colpirlo ancora. Il giornalista tira un calcio e lo coglie all’inguine, fermandolo e facendolo piegare su se stesso. Michael lo colpisce ancora un paio di volte alle tempie ed una volta alla testa. Pendleton cade all’indietro, poco distante dal caminetto. Michael si dirige rapidamente verso la pistola, per terra, Pendleton si alza e prende uno dei ferri per il fuoco. Quando Michael si alza con la pistola in pugno, Pendleton gli tira un colpo all’avambraccio facendogli cadere l’arma di mano. Poi gli tira un colpo allo stomaco. Michael cade in ginocchio e Pendleton va a prenderela pistola, caduta poco più in là. Ansimando si rizza e la punta contro Michael.
PENDLETON
Ci hai provato, vecchio. Se ti può consolare in Cile ho visto militari
durare molto meno…
Michael lo guarda, piegato su se stesso, mentre si tiene l’avambraccio in mano.
MICHAEL
Mi vuoi consolare? Sparati in bocca.
PENDLETON
(ridendo)
Sarà per un’altra volta, giornalista.
In quel momento la porta si sfonda e vediamo i due agenti federali,
York e Sanders, entrare con le pistole spianate. Pendleton si volta e preme
il grilletto, il suo proiettile fa esplodere il legno dello stipite della porta,
schegge si spargono ovunque, mentre i due agenti aprono il fuoco, investendo
Pendleton di proiettili.
Stacco.
Bernie è seduto in macchina con Cavaziel, il suo cellulare suona e lui
risponde.
BERNIE
Sì?
Vediamo Laura seduta in macchina che guida velocemente, mentre parla al cellulare.
LAURA
Sono Laura. Non parlare. Fingi che io sia tua moglie.
Bernie per un attimo sembra perplesso e lancia un rapido sguardo a Cavaziel. Poi sorride.
BERNIE
Ciao amore.
LAURA
Ho parlato con degli agenti del governo. Il tizio che è ha quasi ucciso
Michael, potrebbe essere a conoscenza del CD di Winslow e quindi potrebbe essere
impegnato a cercarti.
BERNIE
Ah capisco, amore mio. Sono atterrato sano e salvo, non ti devi preoccupare.
E no, non ho preso un taxi. Laura è stata così gentile da mandarmi
un suo uomo a prendermi.
Laura inchioda la macchina e si guarda intorno.
LAURA
Dove state andando, Bernie?
BERNIE
Non lo so, cara. Ma non credo che faremo tardi.
Si volta verso Cavaziel e sorride.
BERNIE
E’ la mia signora, chiede dove stiamo andando e se ci metteremo molto. Sa, c’è
mia suocera a cena.
L’uomo scuote la testa.
CAVAZIEL
Per ragioni di sicurezza non possiamo dirle dove andiamo.
BERNIE
Il signore giustamente dice che non può farci sapere dove andiamo. Sai,
questioni di sicurezza.
Laura si morde un labbro.
LAURA
Merda...Ascolta Bernie ho assolutamente bisogno di rintracciarti, tieni il cellulare
acceso e dimmi su che macchina stai.
BERNIE
Ma sì, amore, è una macchina sicura. Si tratta di una BMW 470,
stai tranquilla.
LAURA
OK. Tieni duro.
Laura riattacca il cellulare e riparte subito, vediamo Bernie che sorride.
BERNIE
Sì, amore. A dopo, ciao.
Mette via il cellulare, la mdp inquadra da vicino e vediamo che l'apparecchio e ancora acceso, in linea. Poi si volta e sorride a Cavaziel.
BERNIE
Mi scusi, sa? Ma mia moglie è fatta così: si preoccupa subito
per un nonnulla ed entra nel panico.
Cavaziel annuisce e continua a guidare, Bernie si volta a guardare
fuori dalla finestra e vediamo che ha un'espressione molto preoccupata, sul
volto.
Stacco.
Michael è seduto nella macchina dei due agenti del governo, sta nel sedile
del passeggero e si tiene l'avambraccio stretto al petto. Fa una smorfia di
dolore e lo guarda preoccupato.
MICHAEL
Come facevate a sapere che ero a casa di Pendleton?
YORK
Abbiamo messo un agente di guardia. Ci ha segnalato il suo arrivo.
MICHAEL
E come mai lo controllavate?
YORK
Non sono autorizzato a dirglielo.
MICHAEL
Lavorava per voi, non è vero?
YORK
Non sono autorizzato a dirglielo.
MICHAEL
Ma che bello...Posso almeno sapere dove stiamo andando, adesso?
YORK
A cercare il suo amico, Bernard Holden.
MICHAEL
Bernie? E dov'è? Sta bene?
YORK
Se avremo fortuna, sì. Altrimenti spero che il suo vestito per i funerali
sia pulito.
MICHAEL
Faccia attenzione, anche senza un braccio posso romperle i denti.
York sorride sarcastico e annuisce.
YORK
Come vuole lei, McKean.
Sentiamo suonare un cellulare e Sanders si affretta a rispondere. Dopo un paio di battute chiude la conversazione e si volta verso il collega.
SANDERS
Trovato. Zona portuale.
YORK
Classico.
Sanders tira fuori dalla tasca interna della giacca un palmare, lo accende e ci lavora un pò sopra. Michael sospira e si sporge in avanti.
MICHAEL
Cosa succede a Bernie?
YORK
Il vostro uomo lo ha preso con sé.
MICHAEL
Il nostro uomo? Di chi...aspetti un attimo! Cavaziel?
YORK
Lo chiamate così?
MICHAEL
O Headton.
YORK
(scrollando le spalle)
Un nome vale l'altro, McKean.
MICHAEL
Tanto sono tutti falsi, vero?
York annuisce e svolta ad un'uscita della strada.
Stacco.
Cavaziel ferma la macchina e si guarda intorno. La mdp fa una panoramica e vediamo
che si trovano poco lontano da alcuni magazzini. Cavaziel scende e Bernie si
guarda intorno un paio di volte, prima di imitarlo. Il primo fa cenno al giornalista
di seguirlo e i due si avvicinano a quello che sembra un baraccone abbandonato.
Cavaziel spalanca la porta, questa si apre con un cigolio e lui fa cenno a Bernie
di entrare. Il giornalista fa un paio di passi ed entra, la mdp inquadra l'interno:
c'è una vecchia scrivania ed un paio di sedie, di cui una stesa a terra.
Tutto intorno ci sono scatoloni di cartoni ed un paio di casse in legno e qualche
barile. Il pavimento è impolverato, la luce entra dalle finestre rotte
e dalle fenditure sul tetto. Il giornalista si guarda intorno e scuote la testa,
poi si gira e guarda Cavaziel.
BERNIE
Non è precisamente un posto di lusso, eh?
Cavaziel annuisce e indica la scrivania.
CAVAZIEL
Siediti.
Bernie si avvicina al tavolo lentamente, la mdp lo inquadra da davanti e, alle sue spalle, vediamo che l'altro ha tirato fuori la pistola e comincia a montare il silenziatore. Appena ha finito si avvicina alle sue spalle e gli punta la pistola contro la tempia, Bernie, improvvisamente, afferra la sedia per lo schienale e si volta sferrando un colpo alla cieca. Cavaziel viene colto al fianco e scagliato per terra, il giornalista si volta e comincia a correre via, in fondo al capannone. Vediamo Cavaziel che si rialza in piedi e recupera la sua pistola, poi si volta e spara due colpi. Vanno a piantarsi contro uno degli enormi cassoni di legno, mandando schegge di legno ovunque. Bernie urla e si nasconde dietro uno di questi. Cavaziel scuote la testa e fa un passo avanti.
CAVAZIEL
Holden…non mi rendere le cose più difficili, coraggio. Sarai morto comunque,
a breve.
Bernie si ferma, ansimante e scuote la testa.
BERNIE
(sottovoce)
Cornacchia…
CAVAZIEL
O pensi davvero che non ti troverò? Pensi, forse, che getterò
nel cesso anni di addestramento, non prendendo un giornalista ciccione che cerca
di svignarsela?
Bernie si sposta dall’altro lato della cassa e sbircia oltre l’angolo, cercando di vedere qualcosa. Un colpo di pistola fa esplodere il legno a pochi centimetri dal suo viso. Bernie lancia un urlo e si ritrae, mentre si passa una mano sul volto: alcune schegge gli hanno graffiato il volto.
CAVAZIEL
Non ho sbagliato mira, Holden. Potevo prenderti. Che ne dici di uscire e di
finirla? Non sei stanco?
HOLDEN
Ti piacerebbe, vero, bastardo?
Cavaziel sorride e scrolla le spalle.
CAVAZIEL
Sarei in tempo per il pranzo.
HOLDEN
(ansimante)
Spero ti resti sullo stomaco!
Cavaziel sorride e fa un altro passo avanti. In quel momento sentiamo la porta che viene sfondata e la voce di Laura che urla.
LAURA
Polizia! Fermo!
Cavaziel si volta puntando la sua arma e sentiamo dei colpi di arma da fuoco riecheggiare, seguiti dall’urlo di Laura. La ragazza si accascia a terra, mentre Cavaziel si tieno lo stomaco con la mano. La guarda e vediamo che è macchiata di sangue.
CAVAZIEL
Cazzo…
Sentiamo Bernie urlare, Cavaziel si volta su se stesso, la fronte imperlata di sudore, e il giornalista gli piomba addosso. I due capitombolano a terra, Bernie sferra un pugno in faccia a Cavaziel e poi gli prende la testa e gliela fa sbattere diverse volte contro il pavimento, mentre continua ad urlare. Il volto dell’uomo si ricopre di sangue e Bernie si ferma, ansimante. Laura geme, il giornalista, allora, si avvicina rapidamente a lei. La ragazza si volta sulla schiena e lui si china su di lei.
BERNIE
Laura? Stai bene?
Laura annuisce, vediamo che le sanguina una spalla, con l’altra mano scosta la camicia e sotto indossa un giubbetto antiproiettile. Tossisce un paio di volte, il colpo si è piantato all’altezza del cuore. Bernie scuote la testa.
BERNIE
Fortunata figlia di…
LAURA
(dolorante)
Ehi…lascia mia madre fuori da questa storia…
Il giornalista sorride e le da una mano a mettersi dritta. In quel momento sentono lo stridere delle gomme di una macchina che inchioda fuori dalla struttura. Dalla porta aperta possiamo vedere i due agenti e Michael che scendono dall’auto e si avvicinano. Sanders e York stringono in mano le loro armi e fanno irruzione puntandole ovunque. Bernie agita la mano.
BERNIE
Già fatto, già fatto…riposo…
Lui e Laura ridacchiano e lei comincia a tossire.
LAURA
Cazzo, che male…
Michael si ferma davanti a loro, tiene un fazzoletto sulla ferita del braccio. York si guarda intorno e poi adocchia il corpo di Cavaziel. Si avvicina con Sanders, il collega si inginocchia e gli prende le pulsazioni sul collo. Guarda York.
SANDERS
Vivo.
York annuisce, Sanders si alza e si sposta ed il primo spara due colpi contro il corpo.
YORK
Problema risolto.
Michael, Bernie e Laura si scambiano un’occhiata perplessa. York si avvicina a loro due e sorride.
YORK
Non una parola di tutto questo sui vostri giornali. Per quanto riguarda lei,
poliziotta, parleremo con il suo capo e la loderemo per l’impegno che ha profuso
nell’aiutare il governo, nella caccia ad un pericoloso criminale.
MICHAEL
E alla gente cosa direte?
YORK
Qualche amico giornalista pubblicherà un articolo di spiegazioni, domani.
Nulla di troppo particolareggiato.
Guarda i tre ed annuisce, poi fa un cenno a Sanders, dirigendosi alla macchina. Michael e Bernie aiutano Laura ad alzarsi ed escono a loro volta.
YORK
Si faccia vedere quella ferita, McKean. E stia lontano dai tribunali, per un
po’ di tempo.
MICHAEL
Finisce tutto così? La gente non saprà nulla delle porcherie di
questo paese?
York si ferma, davanti alla portiera dell’auto e si volta.
YORK
La gente ne sa già abbastanza, McKean. Esce di casa e vede i barboni,
i prezzi, i broker che fanno i soldi sulla loro miseria…Sa tutto quello che
deve sapere.
MICHAEL
Tranné la verità di questa storia.
York sorride sarcastico.
YORK
(divertito)
Quella la stiamo scrivendo.
Sale in macchina e parte.
Stacco. Vediamo Michael inginocchiato che sistema dei fiori dentro un vaso,
il braccio ferito fermato dentro una fasciatura e tenuto legato al collo. Improvvisamente
Laura si inginocchia accanto a lui.
LAURA
Lascia, ti aiuto io…
MICHAEL
(imbarazzato)
Grazie.
I due si alzano e la mdp li inquadra da dietro, vediamo una lapide con su scritto:
Donal McKean
Amato figlio
Laura e Michael la osservano senza dire nulla, poi il disegnatore si schiarisce la voce e si guarda intorno.
MICHAEL
Grazie per essere venuta.
Laura sorride e passa una mano sulla lapide.
LAURA
E’ stato un piacere.
Michael raccoglie una busta di carta e la infila dentro un sacchetto di plastica. Laura lo guarda.
LAURA
Hai letto i resoconti sul giornale.
MICHAEL
No, nulla. So già cosa è successo. C’ero anche io…
LAURA
Già…Hai pensato alla mia idea della cena?
Michael annuisce.
LAURA
(delusa)
Ho capito. Non importa.
MICHAEL
(imbarazzato)
Posso portare una persona?
Lei si volta a guardarlo e inarca un sopracciglio.
LAURA
Chi?
Michael le da una pacca sul braccio e mostra poco lontano una persona in piedi vicino ad una macchina, che parla al cellulare.
LAURA
Chi è?
MICHAEL
Il giudice Madeleine McDorman. Io e lei…ecco…abbiamo cominciato a vederci.
Laura cerca di trattenere un sorriso, si copre le labbra con una mano e poi annuisce.
LAURA
Ne sarei felicissima…
Michael annuisce, poi, come se si ricordasse di qualcosa.
MICHAEL
Il gelato lo porto io. E’ sempre la fragola il tuo gusto preferito, vero?
Laura annuisce, vediamo che ha gli occhi lucidi. Lui annuisce a sua volta e poi le prende la mano.
MICHAEL
Ci sentiamo più tardi.
LAURA
(annuendo)
Sì…
La mdp mostra le loro due mani unite e, in rallenty, mentre si separano.
Schermo nero.
FINE
Grafite
Diretto da
Clint Eastwood
Soggetto e sceneggiatura
Fabrizio Casu
Assistente alla produzione
Federica Masini
Gianluca Casu
Cast
Michael McKean: Clint Eastwood
Bernie Holden: John Goodman
Laura Armstrong: Cate Blanchett
Cavaziel/Headton: Barry Pepper
Pendleton: Michael Madsen
Madeleine McDorman: Vanessa Redgrave
e William H. Macy nel ruolo dell’agente York
Fotografia
Pete Johnson
Costumi
Janet Stowe
Montaggio
Clint Eastwood
Michelle Donald
Musiche
Danny Elfman
"Take Five"
per gentile concessione della EMI
La produzione desidera ringraziare:
A Nuoro's Production
© e TM riservati
All right reserved
Ogni riferimento a nomi, persone e fatti reali non è voluto ed è da ritenersi assolutamente casuale.
La produzione informa che nessun animale utilizzato durante le riprese ha subito maltrattamenti.
Questo film è fittizio e partecipa ad un gioco di cinema virtuale, non si intende sfruttare in nessun modo l’immagine
delle persone citate.